Autunno benedetto…

APPUNTI DI VIAGGIO

…Sono purtroppo le zucche d’altri a sembrar sempre le più belle e ad essere sempre più grandi…delle nostre. Il primo e ufficiale risotto è stato fatto, per la precisione oltre la zucca la ricetta ha compreso l’immancabile bieta, il soffritto con una delle ultime cipolle rosse dall’orto. La conservazione del raccolto di cipolle e agli rimane l’obiettivo da migliorare nel futuro, sicuramente l’appenderle in trecce con la minor superficie di contatto è meglio che in cassetta di legno…

Questo l’articolo da Tellincamuno

Campa zucca che l’erba cresce è per dire che questi ortaggi autunnali non richiedono grandi sforzi e cure, se non molto spazio, una volta seminate crescono tra l’erba alta senza richieste di sarchiature, irrigazioni o altro. E’ periodo, parte il zuccometro, osservazione, raccolta e degustazione, ci sono quelle seminate da me ma soprattutto come ogni […]

via campa zucca che l’erba cresce — Tellincamuno

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Il cardo di Scozia

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A Contrapò, dove un orto su tutti raccoglie le varietà più particolari e bizzarre che si possano trovare per queste latitudini. A proposito di speciali varietà, chi non ricorda i famigerati girasoli giganti messicani VEDI POST SU OD : https://wordpress.com/post/ortoedintorni.wordpress.com/716

Quindi per il prossimo anno cardi da mangiare ma per questo solo splendidi fiori da ammirare.

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Discorsi sulla pacciamatura

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La pacciamatura fa la differenza! Dopo anni ortoedintorni ha raggiunto la piena  consapevolezza di questo fondamentale dell’orticoltura consociativa. Questo tipo di coltivazione degli ortaggi è caratterizzata oltre che dall’avvicendamento colturale –l’alternanza di piante appartenenti a famiglie botaniche differenti; tra piante di differente sviluppo vegetativo; tra piante con esigenze nutritive differenziate- anche le associazioni vegetali in una coltivazione mista nella quale diversi tipi di ortaggi vengono coltivati nella stessa aiuola, permettendo la massima valorizzazione delle complesse interazioni esistenti tra le piante. Grazie a particolari caratteristiche delle radici, delle resine e degli oli essenziali prodotti, alcune piante sono in grado di stimolare o reprimere lo sviluppo delle specie vegetali che crescono nella loro immediata vicinanza, di attrarre insetti utili o scacciare determinati parassiti.

Scopo della pacciamatura è ridurre al minimo la dispersione di umidità dal terreno, che nei mesi estivi raggiunge valori altissimi, mediante la creazione di una coltre protettiva costituita da uno strato di materiale di origine organica o sintetica che crea un ambiente più favorevole alla crescita e allo sviluppo delle piante.

  • Protezione del terreno: la pacciamatura è un organismo vivente dalla cui attività le piante traggono gli elementi necessari alla loro crescita fornendo la sede per continui processi biologici protetti dalle avversità metereologiche.
  • Difesa dalle infestanti: la presenza dello strato di p. sulla superficie del terreno ostacola la crescita delle erbacce.
  • Arricchimento del terreno: il fieno, l’erba fresca, i residui colturali, il composto fresco, utilizzati come p. , arricchiscono il terreno di sostanza organica e la loro
  • degradazione rappresenta un’insostituibile fonte di nutrimento per le piante

I contenuti qui riportati sono in parte tratti dal ” Grande libro Orto Frutteto e Giardino” edito da Fetrinelli 2004

A.V.

I bancali hanno gli occhi

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Dal repertorio invernale…

Eccoli sparati sull’obiettivo con uno sguardo a chiare lettere d’indagine curiosa sul tuo da farsi. È un’amantide religiosa che attratta dal calore si prende cinque minuti sul tessuto non tessuto rovesciato. Preziosi istanti della liberazione dal primo freddo di novembre con quelle giornate di sole concesse prima del colmo della stagione. Utile e indice di salute generale del giardino, questo insetto ha sempre ricevuto la dovuta ospitalità e goduto della politica di ortoedintorni di apertura e incentivo all’insediamento.

Cacciatrice e fin troppo perchè si fa fuori anche una certa quantità di preziosi coleotteri ma sulle larve agisce con licenza totale.

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A.V.

passa passa il tempo…

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Panoramica del sinergico ad inizio inverno

 

 

..e il blog diviene quasi un blog abbandonato. Non temete lettori è stata una pausa momentanea ma non siamo rimasti con le mani in mano. I lavori orticoli sono proseguiti secondo i ritmi naturali della natura. D’inverno ci si riposa, per lo più, godendo di frutti prodotti in altre stagioni e si scommette un po’ su cosa sopravviverà o meno. Ecco vediamo come è andata

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Le fave non ce l’hanno fatta, per la maggior parte. Hanno resistito quelle coperte con tessuto non tessuto. Le altre sono morte tutte e siamo ricorsi ad una semina fra fine febbraio e inizio marzo. Al momento il sinergico è un po’ carente di leguminose, accidenti.

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Il cavolo di creazzo e la cicoria, invece si sono dimostrate fra le varietà più affidabili continuando a produrre nonostante il freddo, regalandoci ottimo materiale per risotti e vellutate.

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Nonostante i bruchi piuttosto aggressivi ad inizio stagione!

Porri molto belli, e radicchi un po’ magretti ripetto ad altre stagioni…

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Infine il cavolo riccio ci è piaciuto molto, (lo vedete nella foto qui sotto, scattata ad inizio inverno in mezzo ad altri cavoli) nelle insalate con le noci. La pianta per altro ha già più di un anno, siamo riusciti a conservarla tagliandole tutti i fiori e potandola drasticamente…

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Vedremo ora la stagione primaverile estiva.

A presto,

GV (foto RL)

Una fiaba sull’orto…”Il principe, la fata e l’orto magico”

Il principe, la fata e l’orto magico

C’era una volta un principe che viveva da solo in un meraviglioso castello ai margini del bosco. L’intera costruzione era avvolta di verde durante il giorno e di nero nel corso della notte. La zona non esisteva sulle mappe al punto che pareva sospesa tra il cielo e le colline. Il posto ideale per uomini e animali che lo raggiungevano volentieri per riposare senza essere disturbati.

Il principe abitava in quel luogo da quando i genitori lo avevano messo al mondo e per lungo tempo lui era stato coccolato da mille attenzioni. Ma dopo che loro si erano trasferiti per motivi di lavoro, era rimasto solo come un eremita. Ben presto la noia lo aveva reso triste al punto che lui contava le ore che pesavano come macigni.

Giornate inutili senza l’amore di una principessa o l’allegria dei giullari.

Giornate deludenti senza la fedeltà della servitù o la forza di un esercito.

Nonostante tutto però lui era felice e considerava la libertà come un bene prezioso da difendere ad ogni costo.

Nelle stagioni di mezzo quando presso il castello giungevano i viandanti da mille cantoni, il principe li riceveva ben contento di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno.

Per rendersi finalmente utile.

Per godere della meritata compagnia.

Allora metteva a disposizione le stanze del castello per accogliere i nuovi venuti e riempiva la dispensa di generi alimentari per soddisfare le prime necessità. Brocche d’acqua fresca e botti di vino dell’ultima vendemmia alleviavano la sete e tutti godevano del trattamento amorevole. Per questo lui non chiedeva sacchi di denaro in cambio, ma solamente sorrisi sinceri e strette di mano amichevoli.

Quando i forestieri lasciavano il castello ringraziandolo per l’ospitalità lui tornava alla vita di sempre, turbato per il fatto di restare ancora una volta da solo. Ma con il cuore gonfio di speranza in attesa che qualcuno potesse bussare di nuovo alla sua porta.

A ridosso della valle e nelle contrade confinanti tutti lo consideravano uomo dalle mille premure, al punto che con il passare del tempo fu soprannominato “Il Principe Gentile”.

Eppure lui restava sempre la persona umile e sincera che sorrideva con gli occhi ad ogni sfida della vita.

Per questo la mattina si alzava di buon’ora e dopo aver preso con sé un sacco e un’ascia, si recava nel bosco per fare provvista di legna da ardere e rifornimento di verdure e cacciagione. Durante le escursioni non dimenticava pane bagnato, pezzetti di carne e frutta per i piccoli amici. E appena gli animali lo vedevano arrivare, scendevano dagli alberi e uscivano dalle tane per andargli incontro. Ben presto iniziava una festa fuori programma che aveva inizio all’alba e terminava al tramonto. Proprio quando l’ultimo raggio di sole si nascondeva dietro la montagna per non farsi trovare.

Una volta il principe aiutò un cucciolo di cerbiatto caduto nella trappola di un terribile boscaiolo dalla barba incolta. Il giorno seguente presso il pesante portone del castello, il giovane trovò una foglia gigante contenente delle bacche dal succo violaceo. Qualcosa che dopo essere spremuto, avrebbe assicurato un dolce nettare da gustare.

Più gradevole di un vino rosso fruttato.

Di certo un regalo meritato per una persona con il cuore grande, che contagiava con la sua bontà la gente incontrata lungo la strada.

Durante la settimana il ragazzo impegnava il tempo libero svolgendo lavori di manutenzione del castello. Bisognava infatti sostituire alcuni vecchi chiodi coperti di ruggine, potare i rovi che intralciavano il passaggio e controllare il tetto per evitare infiltrazioni di acqua piovana.

Ma la cosa alla quale il Principe Gentile dedicava le energie maggiori era la cura dell’orto.

Quel mondo variegato di colori effervescenti, utili a nutrire lo sguardo e donare nuovi aromi all’olfatto.

Un piccolo angolo di terra fertile che lo rendeva fiero del raccolto, quando l’evento più atteso dell’intera stagione si manifestava sotto forma di un miracolo della natura. Carote, pomodori, melanzane, patate e perfino qualche radice avrebbero fatto bella mostra sui tavoli di legno degli immensi saloni del castello. Le verdure sarebbero state conservate in semplici barattoli di vetro, gelosamente custoditi nelle dispense.

Per essere gustate nel momento del bisogno.

Per finire sapientemente cucinate durante gli inverni più freddi.

Come avevano fatto in tempi antichi le persone che lo avevano preceduto. Come amava fare lui da quando era divenuto Principe della Contea.

Nella vita del ragazzo tutto andava a meraviglia fino a quando durante un giorno di ottobre, scoppiò un temporale malefico.

Una violenta tromba d’aria spazzò via qualche vecchia tegola dal tetto del castello. I fulmini caddero dentro al bosco scatenando un incendio improvviso, mentre gli oggetti iniziarono a rotolare travolgendo l’intera zona. I tuoni parevano colpi di cannone che si perdevano in lontananza facendo fuggire gli animali terrorizzati.

Il principe aveva terminato di raccogliere i cetrioli, quando udì una vocina sottile che chiedeva aiuto. Lui mostrò un coraggio invidiabile sfidando le intemperie, ma impiegò molto tempo per capire da dove giungesse il lamento. Dopo una manciata di minuti il giovane si trovò di fronte ad una creatura distesa nel fango, che si dimenava per liberare le zampe e le ali dalle pozzanghere scure. Il piccolo corpo sembrava prigioniero di una macchia di sabbie mobili che lo tenevano intrappolato.

In quell’istante lui aveva bisogno di ragionare in fretta per decidere sul da farsi. Ma l’intensità della pioggia lo consigliò a prendere la fanciulla alata tra le braccia per condurla al riparo.

Lei sembrò sul punto di svenire, forse per la fame o per la paura della situazione. Magari per entrambe le sensazioni, qualcosa che andava oltre le possibili scelte di sopravvivenza.

“Grazie mi hai salvato la vita”, disse la giovane libellula dalle sembianze umane due ore dopo, mentre si sedeva di fronte ad un vassoio di frutta variopinta. “Se non ci fossi stato tu, il gigante cattivo mi avrebbe imprigionata in un luogo lontano da qui e nessuno mi avrebbe trovata per il resto dei giorni”. “Come hai fatto a smarrire la strada?”, domandò il ragazzo con un’espressione colma d’interesse. “Non riesco a ricordarlo. Ora in seguito a questa brutta avventura, credo di aver perso per sempre i miei poteri!”. In poco tempo lei si addormentò coperta di un minuscolo pezzo di stoffa a quadri e scivolò in un sonno profondo. Durante la notte per fortuna non sognò nulla che potesse farle rivivere la brutta avventura che le era capitata, ma riuscì a riposare recuperando le forze smarrite.

La debole fiammella della candela che le faceva compagnia presto si consumò e lei restò al buio della stanza con la finestra chiusa e la porta aperta.

Ogni due ore il principe faceva capolino al suo cospetto e il lieve dormiveglia dimostrava che tutto andava per il verso giusto.

Con il passare dei giorni e dei mesi gli sforzi della dolce fanciulla per aiutare il principe con le sue formule risultarono inutili. I rituali di magia non funzionavano e la delusione per non poter confortare il suo amico cominciava a serpeggiare tra i saloni del castello. Lei appariva sconsolata e quasi sul punto di scoppiare a piangere, ma si tratteneva solo per non dare ulteriori dispiaceri all’uomo. Proprio lui che l’aveva accolta nella sua reggia come fosse la più desiderata delle principesse.

Quando arrivò il giorno del nuovo raccolto, il principe e la fata uscirono dal castello danzando allegramente, ma giunti nelle vicinanze dell’orto trovarono una spiacevole sorpresa. Durante la notte il terreno si era inaridito, le foglie erano cadute dalle piante e la verdura che di solito cresceva in abbondanza giaceva priva di vita.

“Forse non c’è stata acqua a sufficienza”, spiegò la libellula cercando di incoraggiare il principe, “domani andrà sicuramente meglio”. Lui aveva perduto ogni parola e se ne stava per conto suo, con lo sguardo perso nel vuoto e le braccia ciondolanti lungo i fianchi.

Quasi senza fiato e di certo senza forze.

Tornati al castello i due giovani si addormentarono con il cuore gonfio di desideri. Ma nel sonno il principe sognò il gigante cattivo che gettava un maleficio sull’orto e il suo riposo non trovò pace.

Una serie di incubi e sortilegi piombarono nella camera da letto stravolgendo una notte priva di luna. Una notte senza stelle, sguardi di gatto e lamenti di streghe. Una notte che tutti ingannavano a costo di vagabondare senza sosta fino all’arrivo della prossima stagione.

All’alba le finestre si spalancarono nella speranza che il panorama potesse offrire uno spettacolo migliore del giorno prima. Magari le verdure sarebbero tornate al loro posto per invitare al raccolto. I cesti dei contadini delle contrade vicine si sarebbero riempiti in fretta e al mercato della domenica tutti avrebbero proposto un baratto conveniente.

Purtroppo però il sogno fu destinato a sgretolarsi come una manciata di coriandoli.

Un grido riempì il silenzio del castello e quando il principe si avvicinò al vetro, capì il motivo di tale spavento. Dove c’erano gli ortaggi, si notavano solamente gruppi di pietre deformate e il terreno intorno era bruciato. Una devastazione incalcolabile che non poteva essere stata commessa in così poco tempo da una sola persona, per far dispetto o perché non si aveva nulla di meglio da fare.

Come se qualche ora prima birbanti e briganti avessero deciso di inventare uno scherzo di cattivo gusto, distruggendo ciò che il principe da sempre aveva a cuore.

Il suo meraviglioso orto.

Da quel momento in poi lui decise di sbarrare le finestre con assi di legno spesse e chiodi robusti. E il castello restò completamente al buio in una desolazione che avvolgeva le pareti e faceva sembrare tristi anche mattoni e candele.

I lampadari giacevano immobili contro un soffitto grigio, i quadri precipitavano a terra frantumandosi in mille pezzi.

Un clima di rassegnazione che non si era mai vissuto da quelle parti e che nessuno ricordava di aver sopportato.

La dolce libellula avrebbe fatto qualsiasi cosa per disegnare il sorriso sulle labbra del principe. Magari con una matita dal tratto sottile, oppure con un colore indelebile che restasse per sempre.

Ma il poveretto era distrutto nell’anima e nello spirito e non c’era nulla che lo potesse condurre alla ragione.

Nemmeno un nettare prezioso versato in una brocca d’argilla.

O una fetta di pane abbrustolito insieme ad una palla di formaggio.

Neppure un mazzo di profumati fiori di campo legati con un laccio di spighe.

Per dieci giorni il ragazzo si rifiutò di mangiare e dormire. Nessun bicchiere d’acqua si avvicinò alla sua bocca. Sul viso spuntò una barba incolta come un rovo di spine e il corpo cominciò a sprigionare cattivo odore, condannandolo ad un prurito insopportabile. Lui cacciava via quelli che avrebbero voluto offrirgli una parola di conforto. L’unica occupazione che lo teneva impegnato durante il giorno era fissare un soffitto di ragnatele.

A quel punto la fanciulla capì che doveva trovare un rimedio nel minor tempo possibile.

Una notte mentre il principe sfogava il dolore versando un mare di lacrime in una stanza fredda, lei uscì dal castello e cominciò a canticchiare una canzoncina che si perdeva nel silenzio intorno al bosco. Dopo alcuni minuti addosso al suo vestito candido si posò una coccinella, poi un’altra e un’altra ancora. Infine l’aria fresca si riempì di decine di coccinelle che formarono una nuvola di panna colorata, volando fino a dove una volta c’era stato un orto prezioso. Purtroppo le coccinelle da sole non sarebbero riuscite a migliorare la situazione, allora la libellula provò a muovere le ali delicate disegnando infiniti squarci di luce. Subito le rocce si alzarono da terra in mille frammenti confusi, lunghi ciuffi d’erba ricoprirono le zolle circondandole con solide radici e la natura riprese il ciclo naturale.

“Vieni con me.” disse la creatura liberando il principe dal suo immenso dolore, “Devo farti vedere una cosa che ti stupirà, rendendoti felice per il resto della vita”. Quando lui scoprì i colori e la forza di quella verdura gigante, cominciò a saltellare pazzo di gioia e in poco tempo il castello tornò ad essere un luogo sereno.

Pieno di petali profumati e riflessi stupendi che si riflettevano dentro gli specchi dei saloni. Di musica arpeggiante e dolci frasi d’amore cantate dai giullari.

I festeggiamenti voluti dal principe durarono per un mese intero, coinvolgendo gli abitanti dei paesi vicini in gare e staffette con tanti premi per i partecipanti. Grandi e piccini si trovarono a respirare insieme il clima di allegria che per troppo tempo era venuto a mancare.

NOTA IMPORTANTE… la fiaba qui riportata fa parte della raccolta “Le storie di Simal” di Alessandro Biagini ed è tratta dal sito http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/principe-la-fata-lorto-magico.html

A.V.

 

Custodendo caotica bellezza naturale

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“Il caos è più fondamentale dell’ordine. E’ la situazione più comune in Natura, mentre l’ordine è relativamente raro e può essere facilmente distrutto dalla più piccola perturbazione. La Natura stessa usa il caos come parte integrante del suo programma di evoluzione. Per risolvere il problema di adattare le forme di vita per la sopravvivenza in un ambiente in continua trasformazione, complesso, apparentemente caotico, ogni schema deterministico sarebbe destinato al fallimento.”

rutashiso e ipomea blu

 

De gustibuss, non a tutti può piacere, quelli con gli orti ripuliti da ogni innocua erbetta storcono il naso, molti lo ritengono disordine, addirittura indignandosi, le citazioni; Ma come fai a chiamare orto un macello del genere”, “l’orto dev’essere orto”, frase insignificante, come se ci fossero leggi internazionali su comehelvadec fare l’orto, e io fossi un trasgessore, Per me questo è l’orto di chi non ha voglia di lavorare…e non sa lavorare! frase che potrei prendere come un complimento, in una mia personale interpretazione, anche se non è così, e la più divertente; “scusi, ma guardi che qui non si usa fare l’orto così”. L‘ordine e’ una condizione mentale molto individuale, il problema sta nella testa della gente. Ma anche spiegare alle persone i perchè e le varie motivazioni, queste non capiscono, provano un incomprensibile fastidio, e la cosa mi diverte, e a volte mi scoccia. Io ci vedo bellezza naturale espressa ai suoi massimi livelli, la natura è kaos, un kaos pieno di regole, la vita e l’universo si sono creati in una caotica esplosione.

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 Qui non si tratta di coltivare solo piante e produrre cibo, ma anche preservare il suolo e la sua ricchezza, comprendere un ecosistema, io sono un custode, prima che un coltivatore, Il img_8527mio approccio è incentrato sul mantenimento della fertilità del terreno, conservarne la struttura e il suo popolo di microrganismi e insetti, che sono nostri alleati e lavorano per noi, alla cura del suolo, e alla vita al suo interno, e di conseguenza alle nostre piante, alla produzione di semi vitali e sani , alla valorizzazione di un sistema ricco di biodiversità animale e vegetale, partendo da qui, custodendo queste cose fin da oggi potremo avere un ambiente sano e prodotti genuini in futuro. Tralasciando le ansie da competizione, le piante dipendono dal terreno per crescere, la biodiversità spontanea e l’equilibrio naturale che si crea con essa, “la coesistenza non è competizione, ma sinergia ed equilibrio”.

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Io, qui son felice, e quando vedo un pianta crescere rigogliosa in mezzo alle “erbacce” lo sono ancora di più, mi godo momenti di pace, mi eccito per un frutto maturo, la sorpresa quando scosti veccia, iperico, fiore del fagiolo coccineusl’erba alta e trovi un seme germinato e cresciuto in autonomia, un insetto che si nutre, voglio essere sommerso dal verde, dai suoi aromi e dai suoi profumi, nascondermi dietro all’assenzio, far l’amore tra il trifoglio rosso, salire sul ciliegio per prendere una zucca rampicante, valorizzare ogni singola erba che comunemente la gente chiama erbacce, sono una ricchezza così come ogni singolo insetto, l’erba crescerebbe comunque, ancora, ancora e ancora…ovunque vado e coltivo è più forte di me; creo giardini, zone semi selvatiche, con fiori e aromi, sacrificando anche piccoli pezzi di terra.

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Il mio terreno è ricco d’humus, e vita, non devo drogarlo continuamente per tenerlo in vita come fosse un malato terminale, non predico utopie da agricoltura naturale, non si può creare un agricoltura produttiva da reddito con questa filosofia, ma credo si possano lasciare oasi selvatico-coltivate tra le monocolture e aumentare la biodiversità tra queste,  avere la giusta cura del suolo e della biodiversità anche coltivando in modo semi-convenzionale…l’esempio è ovunque, in natura, certo non è semplice, nei campi coltivati a monocolture da decenni con concimi chimici e profonde arature, non si possono di punto in bianco convertire a metodi più rispettosi, con risultati buoni e grandi raccolti.

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“La primavera è tornata, il sole ha abbracciato la terra. Presto vedremo i figli del loro
amore. Ogni seme, ogni animale si è svegliato. Anche noi siamo stati generati da questa
grande forza. Per questo crediamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali
abbiano il nostro stesso diritto a vivere su questa terra”. TORO SEDUTO

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NOTA IMPORTANTE… quest’articolo è stato preso da https://tellincamuno.wordpress.com/ un sito che ortoedintorni segue da diverso tempo ormai…

A.V.

 

libellule e altre nuance

 

Ebbene sì, è arrivata silenziosa a svolazzare così appoggiandosi ai tondini sui bancali

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Speriamo resti per un po’…anche solo per ammirare la bellezza e leggerezza del suo volo. Dovrebbe essere una forte predatrice di larve di zanzara, e altri insetti che si aggirano per l’orto.

Vediamo poi come va il resto: come mi insegna questo tipo di agricoltura la maggior parte delle volte fra il fare ed il non fare, è più saggio optare per questa seconda opzione, soprattutto per quanto riguarda le piante coltivate che possono essere lasciate a crescere liberamente tra i bancali. Ma mi pare di capire che esistano delle eccezioni: in pratica bisogna stare attenti a considerare i polloni di lamponi come graziosi piantine innocue… DSC_1796.jpg

Alla fine di quest’anno dovrò decidere se creare una lamponaia in una piccola parte dell’orto, o, forse inutilmente, provare a sradicare parte delle piante, magari per regalarle ad amici (che poi mi malediranno perché invaderà anche i loro orti/giardini). Il tutto è partito da 2 piante messe a dimora a primavera 2014.

Proseguiamo poi con una varietà particolare di pomodori (kakao o kacao, non ricordo), una piantina che mi ha incuriosito in vivaio, sicuramente un ibrido f1, non una varietà antica.DSC_1799-1.jpgMi piace molto il colore dei frutti, che sembrano fino a quando sono immaturi dei ribes neri. Una nota negativa relativa ai pomodori, invece, è l’avvento della peronospera, forse non gli ho dato il macerato di equiseto in tempo quest’anno, considerando anche il clima che in giugno è stato ideale al propagarsi del fungo.

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pomodoro kakao al centro di una cicoria, con un adorabile sfumatura a fiore

 

Per finire vi offriamo una veduta di un bancale sinergico con una consociazione tra cicoria porro ed insalata piuttosto riuscita (melanzana ed insalata in fiore sullo sfondo).

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GV (foto RL)

Ci sono diversi periodi inutile negarlo…

…e forse mi tirerete le orecchie per non avere scritto da un po’, ho avuto molto da fare e la mente impegnata in altre attività…

… tuttavia quando wordpress mi ricorda che sono ben sette mesi che non scrivo mi viene l’orticaria. Ecco qualche foto dell’orto nei mesi trascorsi.

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Fave in fiore…attualmente già defunte

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Gatto in cavolo in fiore con aglio

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Zucchine in fiore su bancale sepp holzer se guardate bene potrete notare la legna sotto

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Raccolte di un mesetto addietro…broccoli viola e fragole!

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I Purple sprouting broccoli in marzo sempre su sepp holzer

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Broccolo viola consociato con agli a marzo

Tutto procede per il meglio, a parte le erbacce e le limacce che (come sempre) sono una spina nel fianco…presto vi aggiornerò con foto più recenti, con alcune elucubrazioni orticole. A presto

 

GV (foto RL)

“Ottobre piovoso, campo prosperoso”

Oramai i proverbi stanno diventando un abitudine! In realtà il titolo è solo un pretesto per presentare un pochino (fuori tempo massimo, devo ammetterlo) alcune immagini su cosa succedeva nel nostro orto in ottobre. Infatti il mese non è stato particolarmente piovoso. Per la prosperità invece non possiamo proprio lamentarci, visto che ancora sopravvivono in campo diverse piante di zucchine (prudentemente coperte con tessuto non tessuto) e due pomodori, nonostante in una notte, proprio dello scorso mese, le temperature siano arrivate a 3°.

Per cominciare ecco che intorno a metà mese è stato avvistato un simpatico bruchetto, sembrerebbe il macaone, particolarmente affezionato ai finocchi lasciati andare in fiore…DSC_0557

Eccolo forse il macaone

Eccolo il presunto macaone

La cosmos che ci regala una delle ultime fioriture che durerà fino al gelo..

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La cosmos e la sua magnifica fioritura

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Ed ecco che un alleato viene a visitarne un fiore…

…il lampone procede nella fruttificazione prostrato a terra, a causa della mia pigrizia nel non legarlo

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…ed ecco l’alieno (così disegnato vista la somiglianza ad una navicella spaziale)…

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…il cavolo rapa, buonissimo mangiato ieri quello della foto in un’insalata con radicchio noci gorgonzola…

 

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…non è che tutto sia venuto bene però: ora i fallimenti, fragole belle sì, però…

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…bella anche la zucca, ma l’unica prodotta da questa pianta è rimasta grande come una pallina da tennis
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GV (foto RL*)

*Dopo avermi mentito, per settimane, su delle semine a cui tenevo moltissimo (effettuate poi solo dopo un semi litigio fuori tempo massimo intorno al 20 ottobre) RL, fotografa semiofficiale del blog ortoedintorni, si è sentita molto in colpa. Ecco spiegata l’insolita abbondanza di foto in un solo post.

Una giornata nell’orto

Ancora le temperature calde aiutano…la produzione dell’orto è piuttosto abbondante: i pomodori, ormai flagellati dalla peronospora, continuano comunque a fare frutti a più non posso. Le colture estive regalano grandi soddisfazioni mentre i cavoli stentano un pochino, sono piccoli e non crescono tanto.

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Verdure con piedi

Le piante, ancora piuttosto rigogliose sono una manna per le cimici che sono ormai alla quinta generazione (l’ultima, speriamo). Ecco il proliferare delle puzzolenti bestiacce, fortunatamente abbastanza circoscritte ai fagioli:

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Neanidi di cimice verde a vari stadi

Ho trovato la varietà “dolico dall’occhio” ideale perché essendo le cimici confinate lì è più facile controllarne la popolazione, inoltre i fagioli raccolti erano quai tutti buoni, segno che i danni sono stati comunque limitati, nonostante l’accanirsi del pentatomide. Nelle foto si nota come siano neanidi a diversi stadi, per lo più giovani. Quando sono così piccole è più facile eliminarle perché hanno un comportamento gregario, sono tutte vicine…più crescono più sono indipendenti, un po’ come gli uomini.

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Cimici su fagiolo dolico

GV (foto RL)

La vendetta delle zucchine

Te ne vai un paio di settimane in ferie ed ecco cosa ti attende al ritorno:

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il risultato dell’aver lasciato in gestione l’orto a gente che non mangia zucchine!

P.S. la mancata produzione nei periodi precedenti era forse dovuta al caldo afoso che non permetteva agli insetti pronubi di agire indisturbati e impollinare le piante

GV (foto GG)

ma il caldo andrà via?

In questa calura è veramente dura. Il terreno chiama acqua, pare di stare in Africa. L’orto tutto sommato procede, abbondano le cimici, le limacce (finalmente) scomparse. Del clima godono parecchio le melanzane. In particolare una pianta innestata, che sarà un mese che ci rifornisce di 3 o 4 belle melanzane grandi e scure a settimana.

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Succose come queste

Come si vede alla base delle foto non solo le melanzane sono in piena forma. Anche il convolvolo (spontanea piuttosto fastidiosa) non si lascia certo intimorire. L’orto resiste abbastanza alle caldane, ma i parassiti prolificano a più non posso: le cimici, in particolare, sono veramente una spina nel fianco di questa stagione. Mi hanno gravemente danneggiato le zucchine punzecchiandole prima che maturassero, risultato: non colgo zucchine da un paio di settimane, nonostante la bellezza di 6 piante nell’orto (quanto spazio sprecato).

Delle zucche invece non ci si può lamentare: le piante le ho messe un po’ tardi, e in posti non proprio adatti. Eppure i frutti stanno venendo fuori, anche se in numero inferiore rispetto allo scorso anno: speriamo vengano buone.

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Fiore di zucca

Ed infine gli agli, da poco raccolti, non sono stato mai così belli e grossi . Unico neo: il caldo ne ha “cotti” alcuni mentre li lasciavo ad asciugare in campo.

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Fiore d’aglio

Stranamente con questo clima così caldo i bancali sinergici sembrano reagire meglio dei sepp holzer ai trapianti, che abbiamo cominciato in attesa della stagione invernale.

GV (foto RL)

Oggi fave, domani fame

Spero che questo antico proverbio toscano non rappresenti la nostra situazione futura…

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Certo che quest’anno le fave non mancano proprio: seminate in ottobre hanno iniziato a produrre un abbondante fioritura a partire da marzo, e ora saranno 2-3 settimane che si raccolgono in continuazione. La loro coltivazione è particolarmente raccomandabile nei bancali sinergici, perché sono leguminose e apportano non poco nutrimento nel terreno attraverso la fissazione dell’azoto atmosferico tramite i tubercoli radicali. Le abbiamo consociate principalmente con cavoli nel periodo invernale. Ora accompagnano giovani piante di zucchine e pomodori.

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Fave consociate con cavolo lasciato andare in fiore

Consiglio vivamente di seminare delle fave in autunno, a partire dalla fine di ottobre-inizio di novembre, e cercare di pacciamarle con moltissima paglia durante la stagione invernale. Anche se in primavera sembreranno mezze morte si riprenderanno o rinasceranno dal punto di decesso. Le piante che abbiamo seminato in febbraio non hanno reso così tanto e hanno sofferto particolarmente il caldo delle scorse settimane. Sono piante incredibili, molto forti: nonostante il numero di lumache e limacce che si cibano di foglie e frutti continuano a produrre in maniera massiva (2-3 chili di bacelli la settimana).

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Baccello di fave e, sulla destra, una delle principali predatrici.

Ed ora la cattiva notizia: mantenere i legumi in campo durante l’inverno contribuisce a fare sì che le cimici facciano una comparsa precoce già in primavera (infatti ho trovato le prime minuscole neaniadi già su alcuni bacelli, purtroppo).

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Fava con mano sporca

GV (foto RL)

ortoedintorni presenta ortaggi e varietà insolite – parte seconda – Purple Sprouting Broccoli

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In un viaggio a Londra, nel 2013, mi ero incuriosito di questi semi in un supermercato, tanto che ho deciso di comperarne una bustina. Seminati in giugno sono stati messi successivamente a dimora in consociazione con le altre piante.

Un problema nel nostro orto tanto “disordinato” è stato riconoscerli tra le diverse varietà. Infatti questi ultimi sono stati trapiantati insieme ad altre piante di cavoli; naturalmente non ci siamo preoccupati di distinguerli con targhette o di trapiantarli tutti nella stessa zona.

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Ecco qui un cavolo che sospettavamo essere un pourple sprouting, si è rivelato un romanesco.

Così lo scorso inverno abbiamo scommesso, rigorosamente perdendo, su quali fossero i purple sprouting. Per aspettare infatti la produzione di questa varietà abbiamo dovuto aspettare marzo quando sono iniziati a spuntare, prima timidamente, poi con più forza.

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Purple sprouting in piena produzione

Inizialmente fanno solo qualche cima ma ripagano con una produzione a scalare. La cosa più bella, a mio parere sono il colore dei broccoli così insolito e particolare.  Le piante diventano piuttosto grandi, si potrebbe pensare anche di legarle a un supporto contro il vento, anche se noi le abbiamo lasciate crescere liberamente. Una nota positiva è che sembrano interessare lumache meno degli altri cavoli.

Sin dall’inizio della produzione vanno raccolti i broccoli con una certa continuità; la pianta continuerà a produrre. La raccolta occupa un po’ di tempo perché, man mano che si procede con la stagione, la pianta fa più broccoli ma anche più piccoli.

Rispetto ai broccoli nostrani ha un sapore particolare, con un tocco di mandorla. Si possono cucinare sostituendoli ai broccoli normali, senza eccedere nella quantità di acqua usata per bollirli (io ne ho bollito mezzo chilo in mezzo litro), in modo da non sciupare il sapore.

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A sinistra ecco un’altra pianta, molto più piccola della precedente,                                                     consociata con delle fave

Un suggerimento, nel caso vi volesse avventurare nella coltivazione di questi broccoli, è quello di piantare diverse piante, in modo da avere una produzione sempre sufficiente a cucinarli senza dover aggiungere altre verdure. Con questa pianta si riesce a mangiare dall’orto anche in marzo aprile, quando, almeno da noi, ci sono pochissimi ortaggi (praticamente nulla, a parte l’onnipresente bieta).

GV (foto AV)

Un contadino asceta e il monte sacro

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Sotto la concarena, monte mistico e leggendario della Vallecamonica, c’è un piccolo appezzamento di terra con una casetta in sassi…

IMG_1867Lì, ci vive un uomo atipico di nome Claudio, un uomo speciale, un contadino, un filosofo, un nutrizionista…certo è difficile dare una definizione a quest’uomo, di sicuro non gli si può contestare nulla per la coerenza che porta avanti, dopo la scelta radicale e coraggiosa che ha intrapreso; dopo anni passati a girare il mondo sulle navi da crociera con le conseguenti esperienze di vita, Claudio è tornato nella sua terra natia, dove ha preso un pezzo di terra, rivoluzionando completamente la sua vita e riscoprendo le sue radici, ci son due parole, che danno il titolo a un documentario a lui dedicato e che spiegano bene; il vortice fuori, l’evasione da una vita caotica simile ad un centro commerciale, con la scelta di tornare ai primordi partendo dalla terra, seguendo i…

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Siamo in zona 9a

Girovagando su internet mi sono imbattuto in questo interessante sito interattivo, che illustra le hardiness zone in Italia:

http://www.plantmaps.com/interactive-italy-plant-hardiness-zone-map.php

Le Hardiness zone derivano da una classificazione del dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti e sono basate unicamente sulla temperatura minima registrata durante l’inverno. Così ortoedintorni può collocarsi nella stessa zona di Milano, di Parigi, di Gent e di Londra, quasi a decretarne una definitiva vocazione internazionale! Il sapere in quale hardiness zone si è non indica molto quale tipo di coltura verrà meglio (si può pensare che pomodori cresciuti nei luoghi sopra citati abbaino lo stesso sapore?), tuttavia è un indicazione che ci può aiutare a capire quale tipo di piante riuscirebbero a reggere bene l’inverno. Ma ecco un po’ di confusione: Wikipedia descrivendo l’Europa mette delle zone hardiness diverse dal sito qui sopra. Ecco il link in Inglese:

http://en.wikipedia.org/wiki/Hardiness_zone

Anche se Wikipedia mette Milano in zona 7-8 (direi esagerando), preferisco il sito interattivo che mi colloca in zona 9a, dove penso di poter coltivare più varietà.

GV

p.s. scherzi a parte, non mi sembra molto efficace come indicazione; non tiene conto della durata del freddo e del calore estivo.

ortoedintorni presenta ortaggi e varietà insolite – parte prima – Il fagiolo metro

Con questo post ne apriamo una serie sugli ortaggi insoliti: cominciamo con una leguminosa, il Vigna Unguiculata subsp. sesquipedalis

Il magnifico fagiolo metro detto anche fagiolo asparago o stringa è stata una nuova introduzione nell’orto di quest’anno, all’interno dei bancali sinergici. Abbiamo attuato una semina a scalare a partire da aprile, in vaschette, per poi essere messi in campo circa due settimane dopo. Sono cresciuti bene, con performance molto diverse a seconda del momento della semina/trapianto: in particolare le semine più precoci hanno prodotto meglio, piante più alte e produttive. Non abbiamo attuato praticamente trattamenti (a parte una passata di piretro, per le cimici). Ci sono state settimane in cui quasi non si riusciva a mangiarli tutti. Le piante diventano parecchio alte e sono cresciute arrampicandosi agli archi dell’orto sinergico, fino ad arrivare alla cima degli stessi, sono state aiutate solo inizialmente con qualche legatura.

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Pianta di fagiolini metro si arrampica sugli archi

 

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Consigliamo di raccogliere i baccelli sui 15-20 cm. perché più lunghi diventano un pochino fibrosi e possono formare il “filo”. Le piante  diventano alte almeno due metri e mezzo quindi in mancanza di archi bisogna pensare a dei tutori. Questa pianta potrebbe adattarsi bene allo stile capanna indiana. La coltivazione è semplice: una volta indirizzati ad arrampicarsi sui sostegni vanno avanti praticamente da soli.

 

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raccolta di fagiolini metro, molto più lunghi di 15-20 cm, accanto a pomodori

 

Due ulteriori note positive:  le limacce e lumache non li assaggiano neanche, reggono meglio il caldo dei fagioli normali e quindi si possono coltivare lungo tutta l’estate anche in pianura.

Ed ora una nota sul sapore, delizioso se i fagiolini vengono raccolti giovani e teneri. Ma ora vogliamo proporre una ricetta utilizzabile anche se si raccolgono i fagiolini più lunghi e fibrosi.

Fagiolini metro sott’olio

Ingredienti: 500 g. di fagiolini, un cucchiaio di sale, aceto circa 200 ml., olio, aglio e peperoncino (facoltativi)

Preparazione:

Mettere a scaldare una pentola con un litro d’acqua. Nel frattempo pulire i fagiolini togliendone le due estremità e, nel caso siano troppo lunghi e grossi, tagliarli in pezzi di 5-6 cm. Quando l’acqua bolle aggiungere il sale e l’aceto ed i fagiolini tagliati. Bollire per circa 5 minuti e scolare. Quindi lasciare asciugare i fagiolini su un canovaccio pulito per qualche ora, finché non saranno asciutti. Non preoccupatevi se a questo punto assaggiandoli non vi sembrino cotti. Metterli in un barattolo, precedentemente sterilizzato, insieme all’aglio e il peperoncino e ricoprire tutto d’olio. Successivamente bollire il barattolo chiuso per mezz’ora per creare condizioni di sottovuoto, e terminare, in questa maniera, la cottura dei fagiolini.

GV (foto AV)

The anti-garden song

Cantata da Dan D. Dirges

 

Slug by slug, weed by weed,
My garden’s got me really teed
All the insects love to feed upon my tomato plants
Sunburned face, scratched-up knees
My kitchen’s choked with zucchinis
I’m shopping at the A & P next time I get a chance.

The crabgrass grows, the ragweed thrives,
The broccoli has long since died.
The only things left still alive are some radishes and beans.
My carrot plants are dead and gone,
Hear the rabbits sing a happy song
Until you’ve weeded all day long
You don’t know what boredom means
Chorus

You get up early, work till late
Watch moles and mice get overweight
They eat their dinners on a plate from the hard work you have done
As ye sow so shall ye reap,
But I smell like a compost heap
I’m gonna get that lousy creep
who said gardening was fun
Chorus

(Parody of Dave Mallet’s “The Garden Song”)
((c)1982, Eric Kilburn)

traduzione:
lumaca dopo lumaca, di erba in erba il mio giardino mi ha proprio scocciato
Tutti gli insetti amano cibarsi dalle mie piante di pomodoro
Faccia scottata ginocchia sbucciate
La mia cucina è soffocata dagli zucchini
Farò compere al supermarket appena ne avrò la possibilità

La gramigna cresce l’ambrosia prospera
I miei broccoli sono morti già da tempo
Le uniche cose rimaste in vita sono i ravanelli e i piselli
Le carote sono morte e andate,
Ho sentito il coniglio cantare una canzoncina allegra
Finché non hai tolto erba tutto il giorno
non sai cosa significhi la parola “noia”

Ti svegli presto, lavori fino a tardi
Guardi le talpe e i topi diventare obesi
Loro mangiano le loro cene su un piatto dal duro lavoro che hai fatto
Come si semina si dovrebbe raccogliere,
Ma io puzzo come un cumulo di compost
Andrò a prendere quel pidocchioso sfigato
che mi ha detto che fare l’orto era divertente

(traduzione un po’ personalizzata)

…ma allora i sepp holzer???

Finalmente parliamo dei Sepp Holzer…dunque riassumendo: abbiamo preparato lo scorso autunno/inverno con questa tecnica 5 bancali per poi utilizzarli in primavera. Abbiamo seminato/trapiantato su questi un po’ di tutto. Alcuni di questi bancali sono stati preparati soltanto con tronchi e terriccio, altri anche con foglie, tutti sono stati arricchiti da dello stallatico pellettato al momento della creazione. Le foglie sembrano avere un ruolo centrale nel determinare la resa nella prima annata di coltivazione.
Il suggerimento che do a chi volesse cimentarsi in questa tecnica è quello di non mettere foglie se non alla base dei bancali (sotto i tronchi per capirci). Infatti la maggior parte delle foglie richiedono un paio d’anni per trasformarsi in compost e nel processo sottraggono molto azoto al terreno, incidendo sulla vigoria delle piante coltivate. In ogni caso alcune cose vengono bene anche in questa maniera:
fiori, bietole, insalate e pomodori non sembrano risentire più di tanto della carenza, mentre ne hanno sofferto in maniera più evidente l’anguria, le melanzane e, in parte, anche i cavoli.
I bancali senza foglie ci hanno offerto una maggiore affidabilità e sono venute molto bene anche piante divoratrici di nutrimento come la zucchina, le melanzane e (ora) i cavoli.

Con questa tecnica, in generale, almeno nella prima annata soffrono le piante da radice, in particolare le liliacee e le barbabietole. Detto questo i pomodori sono andati bene dappertutto, così come insalate, radicchi e di biete ne abbiamo mangiate talmente tante da stancarci!! In generale, considerando che è stata la prima annata e alcuni legni inseriti erano quasi fresco, sappiamo che ci potremmo aspettare molto di più da questi bancali che sono destinati ad offrirci più sorprese.

Una nota: chi, come noi, volesse provare i sepp holzer nel tentativo di limitare le erbe spontanee, sappia che non è facile, anche con i cartoni sotto. a meno di non piantare sopra una coltura di copertura (tipo trifoglio). Le erbe spontanee riemergono sempre e tanto vale provare a conviverci.

gv

Campagna…

…comme è bella ‘a campagna

Chiove o jesce ‘o sole,
chi è bracciante a San Nicola
ca butteglia chine ‘e vine
tutte ‘e juorne va a zappà

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna
ma è cchiù bella pe’ ‘o padrone
ca se enghie ‘e sacche d’oro
e ‘a padrona sua signora
ca si ‘ngrassa sempre cchiù
ma chi zappa chesta terra
pe’ nu muorz’ ‘e pane niro
ca ‘a campagna si ritrova
d’acqua strutt’ e culo rutto

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Chiove e jesce ‘o sole
pe’ aiutà pure isse ‘a varca
pure ‘o figlio do bracciante
‘nzieme ‘o pate va a zappà

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

è cchiù bella pe’ ‘e figlie
do padrone della terra
ca ce vene sulamente
cu ll’amice a pazzià
ma po’ figlio do bracciante
‘a campagna è n’ata cosa
‘a campagna è sulamente
rine rutt’ e niente cchiù.

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Tratto da:
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=42339&lang=it

al link anche il testo in italiano.

Calabroni vespe e api

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Il Girasole Gigante messicano proprio non ne vuol sapere di smetterla di produrre fiori! cortesemente ringraziano Api, Bombi, Vespe e colleghi e affini…e ovviamente noi.

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Ma soprattutto loro, i Calabroni Orientali..

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Brutti ceffi proprio! La foto non l’abbiamo scattata noi se no saremo stati probabilmente presi a randellate dagli stessi insetti. La storia è questa: prima dell’estate Ortoedintorni aveva pianificato e messo in atto una serie di azioni volte a creare situazioni favorevoli allo sviluppo di un ambiente che fosse il più accogliente possibile per insetti, rospi, ricci, volatili in generale ( notturni come i pipistrelli e diurni come la Cincia Allegra ). Non siamo riusciti a realizzare tutti i nostri progetti , mentre alcuni hanno sortito effetti diversi e contrari. Lo stagno, la cui funzione principale era quella di attrarre rospi e vita in generale, ha subito una battuta d’arresto prematura e sarà pronto probabilmente per la prossima stagione. Il residence per insetti è sicuramente quello che ha funzionato di più: libellule, ragni, coccinelle e purtroppo anche qualche indesiderata cimice sono o sono stati ospiti di Ortoedintorni. La casa dei pipistrelli attualmente è sfitta, ma nell’estate ha ospitato un coppia di vivaci pipistrelli che ora sembrano essere spariti ma si spera ritorneranno l’anno prossimo. La casetta per la Cincia è stato il vero fallimento dell’iniziativa di popolamento di Ortoedintorni. Prima dell’estate avevamo notato un insolito via vai di grossi insetti simili a bombi ma colorati come vespe comuni che proveniva dalla casetta. Sottovalutando la loro presenza non siamo stati attenti al ritmo con il quale il loro numero e la loro attività aumentava mese dopo mese. La situazione ad Agosto è diventata insostenibile a causa del brutto carattere di questi insetti. La costruzione di una compostiera a terra, nella quale l’anno prossimo pianteremo una zucca, è stata complicata ed è diventato rischioso anche il mantenerla sotto la costante minaccia dei Calabroni. La coesistenza è comunque proseguita senza particolari spargimenti di sangue, fino al momento in cui ci siamo dovuti chiedere legittimamente il Che fare? Come recuperare il nido per la Cincia che verrà? Godersi il più grande ed elegante alveare mai visto in zona? Bruciare tutto, casetta e calabroni?!

Dopo interminabili discussioni abbiamo deciso di documentarci e abbiamo scoperto che le bestie appartenevano ad una specie di Calabrone gigante che proviene addirittura dalla Cina. Soprattutto, fatto grave, questi pachidermici ronzanti sarebbero dei cacciatori formidabili delle Api come di alcuni altri utilissimi insetti. Ecco che la decisione è presa. Liquidarli al più presto, no al fuoco purificatore, sì allo spray professionale. Pronti ad uccidere, pronti a spazzarli dalla faccia della terra nel nome di un certo utilitarismo orticolo e invece no. Al momento di scatenare l’inferno all’interno del nido non un’ala svolazzava, non un lamento, nessuna sentinella, nessuna ritorsione, nulla. I calabroni hanno mangiato la foglia e se la sono dati a gambe prima dell’esecuzione. E io ho speso 10 euro per niente.

La morale è troppo scontata…

A.V.

uno buono uno cattivo

L’altro giorno giravo per l’orto quando un amico mi fa: “Ma cosa sono questi animaletti neri sul pomodoro?” Vado e vedere e …orrore! Le neanidi delle cimici verdi…Arghh…mi sono affrettato, molto poco sinergicamente, ad uccidere tutte quelle che vedevo. Sono infatti spaventato che anche quest’anno si trasformi in un’invasione come lo scorso…anche perché dopo un inverno mite i parassiti finora incontrati (afidi, limacce) sembrano essere presenti in numero anche maggiore.

Ecco un link sulla Nezara Viridula, la temibile cimice dei pomodori, con foto dei vari stadi della puzzolente bestiaccia:

http://www.agraria.org/entomologia-agraria/cimice-verde.htm

Mentre stavo pulendo un altro pomodoro poi ho sentito un pizzicore sul braccio. Ho guardato e, dopo essere trasalito – mi succede sempre così quando vedo che il pizzicore è dovuto ad un insetto e non ad una foglia – ed ecco una mantide religiosa. La conservazione delle ooteche allora ha funzionato. Siamo contenti di essere riusciti a preservare la presenza di quest’insetto nell’orto, che sicuramente ci aiuterà (e non poco) nella guerra alle cimici.

G. V.

La lotta silente delle coccinelle

Per nostra fortuna sono sempre più numerose  le coccinelle dell’orto. Affluiscono costantemente e divorano i nostri nemici, o almeno provano a farlo. soprattutto attaccano gli afidi che hanno colonizzato alcune piante di bieta e alcuni radicchi lasciati andare in fiore… e le coccinelle ringraziano posizionando il proprio quartier generale proprio in uno di questi radicchi. Le coccinelle arrivate hanno iniziato a deporre uova e mangiare afidi a più non posso. La trappola naturale nata dalla natura pare funzionare alla grande.

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Che tempo farà? chiedilo alla Calendula

Sì infatti! Se vuoi sapere che tempo fa, al mattino quando sono le sette guarda le tue Calendule e scoprirai da loro se ci sarà bello o brutto quel giorno. Fiori ancora chiusi vuol dire che pioverà, aperti invece avrete una splendida giornata di sole. E’ proprio con il primo sole e il primo caldo di primavera che la Calendula si fa strada tra l’erba seguendo la luce del sole,  ” […]Non a caso i latini la chiamavano Solsequium (che segue il sole), perché i suoi fiori sbocciano quando splende il sole e sono sempre rivolti verso di esso chiudendosi solo al tramonto. Il nome Calendula potrebbe derivare dal latino calendae ovvero “giorno” ed allude al succedersi perpetuo del tempo ” (  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

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Nel mondo, dove cresce, è chiamata in diversi modi:

In Italia è conosciuta anche come “Fiorrancio”, o fiore di ogni mese, ma sono diversi i nomi con cui viene identificata nel nostro paese, secondo le regioni: fiorrancio, calandria, calta, calendola, garofano di Spagna, in francese è “souci” (voce di probabile derivazione dal latino medievale “solsequium” cioè che segue il sole).

In greco viene chiamata kàlathos che significa coppa o cesta, alludendo alla forma del fiore.

In tedesco “Ringelblume”, per gli spagnoli è “yerba centella” mentre gli inglesi la chiamano “marigold”

(  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

 

” (  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

Be sure to wear some flowers in your hair

If you’re going to San Francisco Be sure to wear some flowers in your hair If you’re going to San Francisco You’re gonna meet some gentle people there…

Scott McKenzie, San Francisco.

E noi…figli d’un epoca non vissuta, eredi d’un passato di mancate rivoluzioni, ultimi discepoli dell’epopea del grande rock e ancora bruciati  dal sole di quell’estate d’amore di tanti anni fa a San Francisco, mai vissuta veramente, sognata però da sempre…

vi presentiamo i Nostri bellissimi fiori:

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Cosmos

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Sublime il fiore dell’aglio!!! Tagliato fine e aggiunto crudo ad una miscellanea d’insalate varie per goderne pienamente le proprietà benefiche

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UN MOSTRO!

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Questo fiore è pura poesia…ma non ne conosco il nome, come per il suo vicino…

*** AI POSSIBILI E AUSPICABILI LETTORI DI ORTOEDINTONI CHIEDO: ***

*** MI SAPETE DIRE I LORO NOMI?! ***

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Calendula

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Pisello odoroso

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Anarchia di radicchio in fiore

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Nobilissimo variegatissimo Tagete

Consociazioni felici

Consociazione migliore non poteva avverarsi!

In senso orario:  Tropeolo; Tagete; pomodoro tra i più piccoli al mondo, lo Spoon e  un basilico. Il basilico è una grande vittoria. Ne abbiamo dovuti mettere giù diversi per ottimizzare il rapporto – mangiati dalle limacce e mangiati da noi – sia da seme che piantine comprate. Una volta superato il periodo critico iniziale, il basilico si è rinforzato e in diversi casi, sempre al fianco del suo futuro compagno di piatto, il pomodoro appunto, sta diventando motivo di orgoglio orticolo.

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Fior di carota

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Stupendo…e sempre affollatissimo

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Sullo sfondo si vede che si sta preparando il mitico girasole gigante messicano…ma bisogna aspettare

 

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Qui si può vedere che le consociazioni all’interno di questo bancale non stanno ancora funzionando a dovere in quest’ultimo mini-sinergico.  Il terreno è ancora duro come il marmo e manca un adeguato impianto a goccia che copra questo spazio. Si può vedere alla destra del fior di carota un debilitato pomodoro. L’aglio è quello che anche in questi condizioni è riuscito bene, insieme a qualche scalogno

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Questo è il motivo per il quale a volte decidiamoci di goderci ciò che sta fuori…Non potendoci godere ciò che sta sotto…! un ringraziamento speciale al popolo delle Limacce…

A.V.

Aneto superstar dell’orto, ed è buono con il pesce…

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Appare subito agli occhi del visitatore d’ortoedintorni appena s’affaccia oltre lo stradello che ne da l’accesso. Imponente e fioritissima Superstar dell’orto, l’aneto è tra le piante aromatiche più forti e resistenti. Una volta andato in fiore diventa impossibile sfruttare le sue potenzialità mangerecce ma rimane l’attrattiva principale di un mondo d’insetti che affluiscono in massa per godersi la vita sui suoi enormi calici pollinosi. E questo è cosa buona e giusta…

Usato molto in cucina ovunque cresca nel mondo, ” […] nella cucina italiana viene adoperato nelle insalate, sulle patate lessate, nelle marinate, nella salsa per i pesci , per insaporire minestre e intingoli e sulla carne alla griglia, ma si accompagna anche a yogurt, panna acida e formaggi freschi “. ( http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Aneto )

Aneto l’invicibile! ogni anno si taglia alla base e ogni anno ricresce più bello che mai.

L’ANETO NELLA STORIA…

Gli antichi gladiatori pensavano che l’aneto accrescesse la loro forza e per questo condivano ogni loro pasto con i suoi semi, inoltre si coronavano il capo con questa pianta come simbolo di gioia. Pestando i suoi semi e ponendoli in infusione si ottiene un liquido utile a molti scopi:

  • per fare bagni rinforzanti alle unghie

  • per favorire la digestione,

  • per placare il singhiozzo e i crampi dello stomaco,

  • per alleviare le flatulenze e l\’insonnia.

Inoltre i semi d\’aneto vengono masticati per rinfrescare l\’alito.

” http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Aneto “

 

Qualche foto:

 

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Nel pieno della fioritura l’aneto è stato decisivo per attirare permanentemente le popolazioni d’insetti più amate per il loro contributo positivo all’orto, a partire dalla coccinella.

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Ancora una coccinella, un altra, non la stessa di prima

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…per capire dove sta e come sta…bene

 

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Una falsa ape…quelle che volano come i colibrì…immobili… e ti fissano…

 

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QUALCHE RICETTA…CON IL PESCE:

Spaghetti con acciughe e aneto

Ingredienti
Per due-tre persone:
180g spaghetti
300g polpa di pomodoro
6 filetti di acciughe
1 cucchiaio di capperi
3 rametti di aneto
125g mozzarella
1 spicchio d’aglio
olio d’oliva

Preparazione
Soffriggere l’aglio tritato in tre cucchiai d’olio d’oliva per un minuto, quindi unire i filetti di acciughe e schiacciare con un cucchiaio finché non saranno diventati una crema. Unire la polpa di pomodoro e i capperi lavati e sgocciolati e cuocere per 15 minuti.
Cuocere normalmente gli spaghetti, scolarli bene al dente e unire al condimento con la mozzarella tagliata a piccoli dadini. Rimettere sul fuoco e mescolare per un minuto, finché la mozzarella non sarà un po’ ammorbidita.
Togliere dal fuoco, condire con l’aneto tritato finemente e servire subito.

http://www.erbeincucina.it/959.html

Spaghettini con sarde e aneto

Ingredienti
Per due persone:
150g spaghettini
250g sarde già pulite e deliscate
400g polpa di pomodoro
1 mazzetto di aneto
1 spicchio aglio
2 cucchiai olio d’oliva

Preparazione
Tritare l’aglio e soffriggerlo nell’olio in un tegame capiente. Unirvi i filetti di sarde e girare dopo un minuto, quindi togliere dal tegame e tenere da parte. Eliminare eventuali spine rimaste.
Versare la polpa di pomodoro, aggiustare di sale e cuocere per 10 minuti.
Unire le sarde e mescolare, spezzettando con il cucchiaio. Cuocere per altri 8-10 minuti a fiamma bassa.
Nel frattempo cuocere gli spaghettini in acqua bollente salata, scolare quando al dente e unire al condimento. Condire con l’aneto tritato, porre nei piatti di portata e servire subito.
http://www.erbeincucina.it/954.html

 

 

 

 

I bancali Sepp Holzer

sepp holzer

Questo post lo vorrei dedicare ai bancali Sepp Holzer, dal nome del suo inventore. In realtà la nostra versione, come per il sinergico, è lievemente adattata alle condizioni ambientali che la pianura ci impone, oltre a qualche altra modifica. Il Sepp Holzer è così infine composto: primo strato di cartone senza scotch ( derivazione non industriale, non colorato, non internazionale o che possa aver trasportato alimenti per lunghe distanze e quindi imbevuto di anti ratto o porcherie simili…); poi uno strato di legni e tronchi vari, possibilmente già in stato di marcescenza, grossi o piccoli che siano;  foglie su foglie e terra. Ripetere un paio di volte. Le nostre creazioni terricole variano per dimensione e materiali, andando dall’orto lasagna, cioè strati di cartone e un pò di tutto il resto, tra legni e foglie,  poi sempre più integrale, sempre più Holzer, fino al caso estremo del “Muostro”, un bancale con quasi soli tronchi ( tra l’altro quello che ha riservato più sorprese positive ). I legni marcendo insieme alle foglie producono molta più umidità di altre condizioni e quindi è risultato più semplice per noi gestire anche il punto di vista dell’irrigazione che nel nostro caso non è neanche coperta dal sistema a goccia che invece irriga il sinergico.

Questa stagione ci sta dando ragione, i bancali Sepp sono fonte di soddisfazione continua. Oltre ai risultati importanti che siamo riusciti ad ottenere dal terzo anno di bancali sinergici ( quattro in tutto ), anche i Sepp Holzer ( sei ) non sono stati da meno. Dimostrando una certa resistenza all’invasione delle piante infestanti ( convovolo su tutti e quelle specie di cardi, non so il nome, comunque dolorosissimi…) ; ottenendo una produzione grossa di zucchine, di splendide enormi cipolle gialle e rosse, un aglio da competizione dietro l’altro, pomodori che promettono molto bene e zucche giganti.

Il bancale Sepp Holzer inoltre si difende bene anche dal punto di vista dei fiori, favorendo molto il tropeolo e il tagete, al contrario del sinergico. In questi bancali quest’anno la delusione è stata tanta per colpa soprattutto dei continui attacchi di limacce e compagnia danzante, fatto che comunque sembra avere coinvolto molto meno i Sepp Holzer.  Tranne quando ad esempio le radici incontrano il tronco vero e proprio, gli effetti su queste sembrano essere ottimi. come nel caso dei tuberi.  L’ossigenazione maggiore del terreno è garantita dai  varchi lasciati dalla terra che frana tra un legno e l’altro, che se paragonati alle condizioni che a volte si incontrano con la  malta padana, dura come cemento, ha rappresentato un vero sollievo e ci ha permesso di ottenere un buon prodotto finale, come nel caso della bietola, della carota, della rapa rossa.

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Con i Sepp Holzer i cavoli ci vanno a nozze, qui consociati perfettamente con la carota, il tropeolo, il mais e la cipolla. Ovviamente quando abbiam staccato il cavolo che occupava molto spazio,  il resto ha ci ha immensamente ringraziato prendendo vigore e producendo bene

 

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA Riccia psichedelica in allegra e sublime consociazione con un il pomodoro e gli scalogni

 

 

 

 

d’un sol fiore non campa l’orto

Fiori ,fiori fiori! Il segreto dell’orto…E’ così almeno per il nostrro orto, ortoedintorni appunto…E’ nostra consuetudine infattifin dal suo principio riempire il più possibile d’infiorescenze d’ogni sorta il nostro bell’orticello. Se non travasiamo direttamente piante compere provvediamo alla semina homemade di quelli più comuni: dal tropeolo alla calendula, dal tagete alla coreopsis, dalla cosmos al girasole gigante messicano fino al pisello odoroso.

In aggiunta a completare l’orto giardino abbiamo l’usanza di lasciare andare in fiore una pianta per specie, in particolar modo le insalate, ma anche carote, aglio e cipolle. La ricerca della bellezza di questi fiori inaspettati, spinta inizialmente dal caso ( dimenticati di raccogliere in tempo la roba), poi per curiosità è infine diventato un piacevole e doveroso obbligo orticolo.
Ecco alcuni esempi:

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERACosmos

OLYMPUS DIGITAL CAMERApisello odoroso

OLYMPUS DIGITAL CAMERAtropeolo

OLYMPUS DIGITAL CAMERAtagete

Confidando nel Solleone…

Cari amici di Ortoedintorni,
il solleone è arrivato e con lui il massimo splendore del nostro orto. Incantevoli infiorescenze pullulano ogni dove. E’ fiorita la Coreopsis, la regina dell’orto, le graziose Calendule gialle e arancioni fanno a gomitate con i delicati fiori della Rucola selvatica. Le patate hanno fatto i loro fiori così come le Fave e il Pisello odoroso. Più fiori ci sono meglio è…e allora ecco che abbiamo deciso di lasciare andare in fiore alcune insalate, una per specie. Il caldo spinge le fioriture e queste attraggono i nostri insetti amici: coccinelle, forbici, formiche d’ogni sorta, api, insetti simili alle api ma più piccoli e senza pungiglione, libellule e tanti altri… Purtroppo il solleone di questi ultimi giorni avrebbe anche dovuto, in teoria, limitare l’attività dei nostri insetti nemici: lumache, limacce, chioccioline e tutte le altre varianti di “leccasapone” che tanto avversiamo…e che tanto sfamiamo. Invece no. Danni ingenti ai fiori, strage di alcune varietà di insalate, annientamento totale di altre. Quest’anno probabilmente il raccolto di patate andrà a quel paese, almeno a vedere le condizioni della pianta in superficie e solo immaginando il disastro che può celarsi al di sotto del suolo. Colpito e affondato anche il primo melone che si è affacciato alla vita qualche giorno fa. Stesso trattamento con le fave, con la spiacevole sorpresa una volta sgranate di trovare una limaccia ogni quattro frutti.
Le trappole che abbiamo installato, piccole casette di plastica,funzionano a dovere e una volta riempite di birra attirano le bestiole che ci vanno a morire dentro.
Le battute di ” caccia alla limaccia ” impegnano ormai quasi tutta la nostra attività orticola. La mattanza si svolge di notte o al mattino presto quando si riversano ad ondate fameliche pronte a divorare tutto. Il sole e il gran caldo avrebbero dovuto allontanarle o se non altro calmarle un po’ invece insieme alla pulizia dalle erbacce e ovviamente all’acqua da dare in quantità smodata ci consegnano la prospettiva di una estate di duro e assolato lavoro campestre.
A.V.

afidi, afidi, afidi

Mai come quest’anno, le piccole bestioline nere sono state aggressive. Prima si sono posizionate su alcune piante, volutamente lasciate andare in fiore (radicchi selvatici, bieta), per poi passare a quelle che stiamo coltivando per consumo (fave, bieta non andata in fiore). In passato gli afidi non erano mai stati un problema, tanto è vero che non avevamo fatto mai niente per contenerli. Le coccinelle – gli insetti più attivi nella guerra agli afidi – erano presenti in alto numero. Quest’anno ho subito notato che gli afidi erano in numero maggiore degli altri anni. Le coccinelle sono arrivate, ma non in numero tale da contenerli. Non abbiamo ancora fatto nulla neanche quest’anno ma, se le cose non miglioreranno, useremo il macerato di ortica fresco (di 12 o 24 ore) spruzzato puro sulle piante, sperando di diminuire almeno un poco l’infestazione.

Dacci dentro, forza

Coccinella che si nutre di afidi su una pianta di fave

Accidenti…

…è un po’ che il blog non viene aggiornato; ahimè sono rimasto solo a gestire l’orto…il collega è in Africa, e la mia scrittura latita…troppo da fare. E’ stato infatti un periodo di fruttuosi lavori orticoli. Presto ne parleremo.
Innanzitutto volevamo segnalare una bella notizia: pare che presto gli appunti di Emilia Hazelip, saranno disponibili in un libro corredati di alcune esperienze sull’agricoltura sinergica in Italia. E’ la prima volta che questi scritti vengono pubblicati in italiano e sarà un privilegio studiare e capire appieno le tecniche di Emilia!


Panoramica dei bancali sinergici a maggio

GV

SemInTerra, Grandi Donne Decrescono, presenta “Erbe selvatiche commestibili di aprile: l’aglio orsino”

Aprile dolce dormire? Macché!
Io piuttosto vado per prati e raccolgo erbette spontanee saporite e squisite. Oggi vi parlo dell’Aglio Orsino, e vi invito a provare la ricetta del pesto che potrete leggere qui.

aglio-orsino

Aglio Orsino (Allium Ursinum)
L’aglio orsino è una pianta bulbosa, erbacea, perenne, con fiori bianchi e foglie larghe, delicate e setose, dall’odore pungente di aglio appartenente alla famiglia delle Liliaceae.
Cresce abbondante nei sottoboschi umidi e lungo i canali ombreggiati. È un’erba selvatica alla quale piace l’umidità, quindi non la troverete in campo aperto.
Il bulbo ha la forma oblunga fascicolata. Il colore è perlopiù biancastro. Dal bulbo spuntano direttamente le foglie e lo scapo floreale.
È deliziosa. Profuma di aglio ed ha un sapore davvero speciale.
Il nome della specie ursinum deriva “dagli orsi” che, alla fine del letargo, si cibano di questa pianta per depurare l’organismo dopo il lungo sonno invernale.
Fiori e foglie si raccolgono quando spunta il fiore, un delicato fiorellino bianco con sei tepali1,  intorno a fine aprile, primi di maggio (dato che cambia a seconda dell’altitudine e del clima); il bulbo invece si raccoglie a settembre, quando sarà ben sviluppato: questo non toglie che lo si possa comunque raccogliere anche prima.
Per raccogliere l’aglio orsino occorre un coltellino: si incide un cerchio alla base della pianta e si va a estrarre alla sua base il bulbo che, il più delle volte, presenta piccole barbe simili a quelle del porro. I più fortunati, già a fine aprile, potranno trovare aglio orsino con bulbi tondeggianti simili a piccole patate bianchissime.
Utilizzo in cucina
L’aglio orsino è un’erba selvatica da tenere davvero cara in cucina. Il suo aroma insaporisce pesti, paté, zuppe e frittate. Dell’aglio orsino si utilizza tutto, foglie (meglio quelle più piccole e tenere, ma non ci sono controindicazioni per quelle più grandi: la loro consistenza è solo più fibrosa), fiori e bulbo: è bene togliere il lungo stelo, troppo duro e acquoso.
Con l’aglio orsino si possono preparare gustosi pesti misti, sandwich saporiti, frittate, oleoliti aromatici, zuppe.

Ne approfitto anche per informarvi che domenica 18 maggio a Bassano del Grappa si terrà una bella passeggiata alla ricerca delle erbe spontanee con successivo corso di cucina e pranzo in compagnia! Per informazioni e prenotazioni corsi@buen-vivir.org

Articolo interamente tratto da:  http://seminterra.com/2014/04/08/erbe-selvatiche-commestibili-di-aprile/

Successi e insuccessi

Abbiamo quasi terminato con le raccolte invernali…rimangono alcuni sparuti radicchi. E’ tempo di un bilancio della scorsa annata agraria (non eccelsa), per sottolineare cosa sia venuto bene e cosa no:

cipolle e scalogni: cominciamo da un insuccesso 2013. Nel nostro orto sono venute male, hanno subito un attacco di mosca del porro e, successivamente, limacce e lumache hanno fatto festa con gli indeboliti bulbi. Nel 2012 erano state un successone, lo scorso anno un assoluto insuccesso;

agli: grande risultato, poco sforzo, l’importante è piantarli in autunno. Un antico detto dice: “Chi vuole un bell’agliaio lo pianta in gennaio, ma chi se ne intende lo mette in novembre.” Infatti nel 2012 avevamo piantato i bulbi in marzo e gli agli sono rimasti piccoli. Per l’anno successivo li abbiamo piantati quasi tutti entro dicembre; risultato: bei bulbi la maggior parte dei quali molto grossi;

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pomodori: non male la produzione nonostante la grandine, che mi ha costretto a fare in giugno 6 barattoli di pomodori verdi sott’olio. Un parassita che è stato molto aggressivo sui pomodori è stata la cimice. Abbiamo anche avuto qualche verme, non so di che famiglia, che si cibava dei frutti;

melanzane: produzione scarsa sia nel 2012 che nel 2013, anche se la qualità è stata buona. Forse è una verdura poco adatta a tecniche di coltivazione sinergica;

patate: queste coltivate all’esterno dell’orto sinergico hanno avuto una produzione più abbondante del 2012. Abbiamo anche cambiato varietà. Nell’ultima annata abbiamo coltivato le “red duke of york”, quindi una patata a buccia rossa e pasta gialla. In precedenza avevamo messo patate gialle. Non abbiamo subito attacchi di dorifora né altri parassiti particolari;

radicchi rossi: rispetto all’annata precedente, i radicchi rossi sono venuti male, pochi e poco sviluppati. Forse si salva il tardivo trevigiano;

radicchi variegati: inaspettatamente, visto lo scarso risultato ottenuto con i rossi, i variegati hanno prodotto bene. Abbiamo attuato una tecnica tipica dell’orto sinergico, che consiste nel tagliare i radicchi e le insalate sopra il colletto in modo che forniscano più raccolti. Siamo arrivati a tagliare alcuni cespi anche quattro volte;

scarole: abbiamo messo la scarola liscia, non quella riccia e i risultati sono stati molto apprezzabili. Sembra che questa pianta sia poco colpita dai parassiti, anche se le lumache si rifugiano molto volentieri fra le sue foglie durante il giorno;

porri: visto l’attacco subito dalla mosca l’anno scorso quest’anno abbiamo deciso di non coltivarli;

biete da taglio (o erbette): questa pianta non l’abbiamo piantata nel 2013, ma ne è sopravvissuta una pianta dal 2012, che ha continuato a produrre ottimamente (devo dire che questa, coltivata secondo i dettami dell’agricoltura sinergica, viene proprio bene);

zucchine: buon raccolto, ma non esplosivo come quello del 2012;

fagioli: ecco una pianta che è andata molto meglio nel 2013 rispetto all’annata precedente; abbiamo provato diverse varietà (i borlotti nani e rampicanti, gli stregoneta rampicanti, simili ai borlotti e gli scarlett emperor, una cultivar di runner bean acquistata in Inghilterra, che non ha prodotto granché, ma ha fatto bellissimi fiori rossi). Probabilmente nel 2012 avevano influito negativamente il caldo e la siccità;

cavoli e cavolfiori: anche per questi il tempo e i parassiti non hanno aiutato. L’anno appena trascorso avrò trapiantato una trentina di piante di cavolo almeno ma, prima le cimici, poi le lumache, hanno colpito le giovani piante. Una vera strage, tanto è vero che siamo riusciti a raccogliere solo una dozzina di piante, alcune delle quali hanno prodotto cavoli minuscoli. Nel 2012 invece avevamo fatto anche cavolfiori da chilo. L’anno prossimo proverò a trapiantarli prima;

L’annata come ho annunciato all’inizio del post non è stata brillante: un sacco di pioggia, grandine violenta. Il 2012 all’opposto era stato caratterizzato dalla siccità e dal caldo. Proprio per questo nel 2012 avevamo abbondato con i macerati, mentre nel 2013, quando il terreno era spesso bagnato, non siamo riusciti a distribuirli con la stessa costanza. Inoltre, nel 2012, quando abbiamo effettuato le prime semine e trapianti il terreno era ancora abbastanza accogliente, ora si è compattato molto. Nell’annata agraria appena cominciata metteremo più verdure da radice, che lavoreranno il terreno un po’ al posto nostro.

A presto nuove foto dall’orto.

G. V.

Si avvicinano i giorni della merla

Dopo una finta primavera e una finta estate, guardo le previsioni di questi giorni che mettono neve in pianura padana ma non a Contrapò (vorrà dire che sarà, come è stato sinora, anche un finto inverno…per la gioia della limaccia, che in letargo non va…). In ogni caso abbiamo voluto fornire ai nostri amici volatili una cosa molto utile per loro quando fa molto freddo: le palle di cibo.

Queste misteriose altro non sarebbero che palle di grasso (che potrebbe essere burro o strutto o margarina) e semi o altre cose appetitose per gli uccelli. Questo è il periodo giusto per posizionarle perché è previsto freddo e col freddo e, in particolare, con la neve, gli uccelli non riescono a trovare fonti di nutrimento in natura. Un vantaggio di utilizzare le palle è che si possono attirare in questa maniera uccelli che poi diverranno abitudinari nell’orto o addirittura stanziali se gli offriamo un nido e ci daranno una mano a cacciare gli insetti. In realtà anche altro cibo andrebbe bene; c’è chi mette solo fuori un piatto di semi di girasole o delle arachidi (non sbucciate). Vi incito a posizionare fuori per chi abitasse in zone dove è prevista neve qualche cibaria: mi raccomando fate trovare ai nostri amici uccelli cibo non salato, non lo gradiscono. Anche se mettete qualcosa su un balcone gli uccelli gradiranno…Quindi perché non dare una mano a questi simpatici e indifesi animali?

Ecco il link ad un sito tedesco che spiega, in italiano, come fare le palle per uccelli o altri tipi di cibarie:

http://www.komitee.de/it/uccelli-giardino/mangiatoie-uccelli/che-cibo-gli-uccelli

Sepp Holzer, un eroe della permacultura

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In questo post volevo parlarvi di un altro nostro ispiratore,  un contadino praticamente “anarchico” austriaco. Nella sua fattoria ad un’altitudine superiore ai 1000 metri riesce a coltivare, attraverso un sistema di terrazzamenti e di laghetti, varietà assolutamente inadatte al clima (pare che abbia perfino dei limoni) in un sistema di agricoltura “selvaggia”… fu anche incarcerato perché non obbediva alle leggi austriache sull’agricoltura, ad esempio evitando di potare gli alberi da frutto. Quando ci si trova con un terreno vergine da impiantare ad orto Sepp consiglia di lasciare un paio di maiali nel posto per una settimana, così non deve né diserbare, perché si cibano di radici, né concimare!!! Ecco un paio di link che spiegano, in inglese, di Sepp e del suo lavoro: http://www.holzeragroecology.com, http://www.richsoil.com/sepp-holzer/sepp-holzer-permaculture.jsp

ed ecco un video su youtube, in inglese, su Sepp e la sua fattoria: http://www.youtube.com/watch?v=AZAmOH9UHPk

Per qualche ragione che non riesco a comprendere il lavoro di Sepp è poco conosciuto in Italia, mentre è molto popolare nei paesi anglosassoni e in Australia dove molti provano a sperimentare i suoi letti.

Noi ci siamo ispirati al lavoro di Sepp per la costruzione di alcuni bancali nel nostro orto: egli ha infatti inventato un metodo, chiamato “hugekultur”, che si basa sulla coltivazione su letti (o  bancali) rialzati costruiti di:

-legna marcescente, alla base del bancale,

-foglie o sfalcio di prato, per aiutare la legna a decomporsi (non obbligatorie);

-terra.

E’ molto semplice costruirli ma bisogna avere una buona quantità di materiale per farli.

Uno dei motivi per cui abbiamo costruito questi nuovi bancali, invece di ampliare l’orto sinergico, è quello di contenere le erbe spontanee, specialmente il convolvolo. Per questo motivo alla base dei bancali, prima di appoggiare la legna abbiamo impilato un paio di cartoni, di quelli per contenere il cibo (abbiamo fatto attenzione però ad utilizzare solo quelli provenienti dall’Italia che non contengono antiparassitari). In seguito abbiamo aggiunto un po’ di pollina,  foglie e coperto tutto con un buon quantitativo di terriccio. Sepp suggerisce di farli piuttosto alti – anche un paio di metri – perché calano notevolmente durante i primi due anni, noi ci siamo limitati ad una cinquantina di centimetri, al massimo aggiungeremo un altro strato il prossimo autunno…

BancaliSepp… effetto notte…

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Uno dei vantaggi di questo sistema di coltivazione risiede nella capacità del legno marcendo di trattenere e cedere acqua in modo tale da rendere l’irrigazione quasi non necessaria.

questi bancali li abbiamo realizzati di recente, tra settembre e novembre, quindi non abbiamo molte piante ancora sopra, giusto un pò d’aglio ( foto qui sotto )…vedremo la prossima primavera come produrranno.

 

 

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G.V.

ortoedintorni presenta: polpette bieta e ricotta

Ode alla bieta!

Tenace e impavida bieta

ricresce ad ogni taglio e se ne freca

e ancor più forte e decisa che pria

innalza il suo verde fogliame a costa

per condir i nostri piatti austeri 

di gaia saporita letizia

Le polpette Bieta e Ricotta

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Ingredienti per una ventina di polpette:

400 grammi bieta già lessa e strizzata, tagliata grossolanamente
250 grammi ricotta
4 cucchiai parmigiano
1 uovo
2 cucchiai pangrattato
Pangrattato, olio evo, sale e pepe

Strizzare bene la bieta lessa e tagliuzzarla, quindi impastarla con l’uovo, la ricotta, il parmigiano, due cucchiai di pangrattato, salare e pepare.

Formare delle palline schiacciate oppure dei piccoli supplì, rotolarli nel pangrattato e disporli su una pirofila antiaderente oliata, tipo quella da pizza.

Infornare sul secondo ripiano dal basso in forno caldo a 200 gradi circa, 15 minuti poi voltare per farle rosolare dall’altra parte altri 15 minuti circa.

Servire tiepide o a temperatura ambiente, sono buonissime anche il giorno dopo.

A.V.

Nota: la ricetta  polpette bieta e ricotta è tratta interamente dal blog “La foresta incantata” di Laura Mastrantonio,  http://laforestaincantata.blogspot.it/2008/08/polpette-bieta-e-ricotta.html, visitato venerdì 6 dicembre 2013

ortoedintorni presenta: ricetta col cavolo di stagione

Si coltiva da marzo fino ad ottobre.Si raccoglie dopo circa 55 giorni dal trapianto.Maturazione precocissima ed ottima resistenza alle spaccature.Testa perfettamente piramidale di un bellissimo colore verde, che arriva a pesare sino a 1 kg.Molto adatto a trapianti autunnali per raccolta primaverile.

Una ricettadistagione ( solo per onnivori ) per questo cavolo di stagione:

Gli spaghetti alla chitarra con il cavolo cappuccio ( tratto da http://panzaepresenza.blogspot.it/2012/10/gli-spaghetti-alla-chitarra-con-il.html )

spaghetti alla chitarra

Ingredienti:

mezzo cavolo cappuccio

una cipollina

olio extravergine d’oliva

150 g di pancetta coppata ( meglio se a dadini)

abbondante prezzemolo tritato

sale (poco) e pepe q.b.

brodo di dado

320 g di pasta formato spaghetti Rummo

un pugno di parmigiano grattugiato

 

Rosolare in un tegame la cipolla finemente tritata in olio extravergine d’oliva. Aggiungere poi il cavolo cappuccio a listarelle ed insaporire il tutto per qualche minuto.Unire poco brodo di dado ben caldo e continuare la cottura. Quando il brodo è quasi tutto asciugato ed il cavolo cappuccio è cotto,aggiungere la pancetta coppata a dadini (la mia era a fette è l’ho tagliuzzata con il coltello) ed abbondante prezzemolo tritato. Assaggiare e,se è il caso,aggiustare di sale mettendone qualche pizzico. Completare con una bella macinata di pepe nero e terminare la cottura.

Il condimento sarà pronto per condire gli spaghetti solo quando si presenterà ben asciutto.

A parte cuocere gli spaghetti e,dopo averli scolati,versarli dentro il tegame facendo mantecare il tutto. Un pugno di parmigiano renderà il piatto più squisito.

PROVATECI…GUSTO!

A.V.

 

Insetti benefici…

Come si capisce dalle foto precedenti, in una gestione naturale dell’orto è presente una larga varietà di insetti: limacce (in largo numero), lumache, cavallette e una serie di altri insetti nocivi, più caratteristici di altre stagioni. Il “risultato” di questa ricca popolazione si vede notando i danni sui vegetali. Tuttavia, nella nostra realtà di ortolani naturali dilettanti, la ricchezza di vita ha attirato alcuni importanti insetti benefici che, nei vari periodi, viene ad aiutarci a tenere sotto controllo la popolazione di quelli dannosi. Ora vi volevamo parlare in particolare di due recenti scoperte che abbiamo fatto.

Stafilino e Ooteche

Grazie alla messa a punto di alcuni bancali, non sinergici, la cui costruzione ha richiesto un apporto sostanziale di legna marcescente e foglie secche, prelevate da un boschetto vicino a casa, si è presentato nel nostro orto lo stafilino (Ocypus Olens). Purtroppo non c’è riuscito di fotografarlo, va in giro di notte e, appena vede una luce, scappa. Ecco un immagine dal web:

Immagine

                                         (immagine tratta da  it.wikipedia.org/wiki/Ocypus_olens )

Bruttino, eh? Il suo habitat tipico è quello della legna e delle foglie in stato di decomposizione, quindi l’abbiamo probabilmente introdotto, senza volere, dal boschetto vicino. L’ho visto un paio di volte di notte in punti dell’orto dove ci sono diverse limacce (come dalle fragole ad esempio). Dopo che era passato lui non se ne vedevano più.  E’ un predatore eccezionale, l’unico problema è che non è selettivo in quello che mangia: praticamente si ciba di tutto ciò che si muove. Dunque preda moltissimi insetti nocivi per l’orto (come lumache o maggiolini) ma anche altri insetti come le coccinelle che invece sono molto utili (e belle). Comunque lo vediamo più nel novero degli insetti benefici piuttosto che malefici, perché contribuisce insieme ad altri a mantenere il numero di insetti presenti sotto un livello accettabile. Attualmente poi ci aiuta a contenere il danno provocato da lumache e limacce che sono proprio una spina nel fianco dell’orticoltore, specie in ambienti umidi come il nostro. Infatti si è guadagnato fama di castigatore di lumache, tanto da essere considerato un parassita delle stesse in elicicoltura (attività in cui, non mi è difficile dirlo, riscontreremo discreto successo).

Inoltre l’altro ieri mentre pulivamo lo spazio degli asparagi, ci siamo imbattuti in un paio di ooteche di uova deposte dalla mantide religiosa su una pianta infestante…le abbiamo fotografate e spostate su una pianta di lauro, appoggiando solo i rami a quelli del lauro.  A metà settembre, effettivamente, avevamo trovato vicino alla porta di casa una mantide che sembrava incinta. Pensando che lì qualcuno potesse schiacciarla, l’abbiamo presa e messa su un bancale, vicino a dove ho trovato le ooteche. Se tutto va bene, dunque, l’anno prossimo riusciremo ad aumentare il numero di mantidi, che ci aiuteranno a tenere il numero di insetti sotto una certa soglia: come lo stafilino, infatti, si cibano di altri insetti. Le mantidi le abbiamo viste solamente quest’anno, il secondo di gestione dell’orto, forse perché abbiamo piantato i lamponi, che pare le attirino.

G. V.

Zea mais

Il mais, una coltura impegnativa, frustrante e che a volte fa arrabiare, spesso mi salgono i dubbi, perchè continuare a coltivarlo? necessità di un terreno ricco, sole, temperature adatte, acqua, è attaccato dalla piralide, ed anche se qui non è ancora arrivata la diabrotica, ma chissà che un giorno non possa infilarsi per la valle […]

via zea mays — Tellincamuno