Bill Mollison, il papà della permacultura

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più che permacultura: ortoedintorni

 

Dal piccolo villaggio in Tasmania alla ribalta accademica

La Permacultura ha un papà che si chiama Bill Mollison. Lo scienziato e naturalista australiano, nato a Stanley nel 1928 e scomparso nel 2016, è il padre naturale di questo metodo di progettazione per insediamenti umani sostenibili. E’ stato proprio Mollison, insieme al suo allievo David Holmgren, a coniare il termine permacultura, che è una contrazione di permanent agriculture (agricoltura permanente) e permanent culture (cultura permanente).

Cos’è la permacultura – Per capire meglio ciò che ha inventato Bill Mollison, o forse sarebbe meglio dire decodificato, ci affidiamo alla definizione di “Introduzione alla Permacultura” di Mollison e Slay, pag.3: “La permacultura è un sistema di progettazione per realizzare e gestire una società sostenibile, e allo stesso tempo un sistema di riferimento etico-filosofico ed un approccio pratico alla vita quotidiana: in essenza, la permacultura è ecologia applicata“.

La modifica del nome in Italia – In Italia, dove “culture” si può tradurre con due parole diverse, il gruppo che ha curato l’edizione di “Introduzione alla permacultura”, ha scelto “permacultura” invece di permacoltura per citare il concetto di “cultura permanente” e quindi sottolineare un approccio unificato a tutti gli aspetti che riguardano la società umana e non solo l’ambito agricolo. Secondo Bill Mollison, infatti, “una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile e un’etica dell’uso della terra”.

Che cosa ha inventato Mollison – L’australiano ha ideato una disciplina che viene definita come “una scelta di progettazione”. Chi si affida ai princìpi della permacultura, progetta o ri-progetta le fondamenta di una società in modo tale che questa possa soddisfare i propri bisogni, senza però degradare e intaccare l’ambiente naturale e in molti casi, quando è possibile, rigenerandolo. Secondo Mollison ogni ecosistema agricolo progettato dall’uomo dovrebbe essere sempre sostenibile e autosufficiente, “bisogna lavorare insieme alla natura, non combatterla”, favorendo ad esempio sempre specie locali che si adattano all’ecosistema.

Bill Mollison – Mollison è uno scienziato, ma è prevalentemente un accademico. Lascia la scuola ad appena 15 anni per lavorare in un piccolo villaggio della Tasmania come pescatore di squali, marinaio e poi come guardia forestale. Per guadagnarsi da vivere pesca e caccia. Sviluppa l’idea di permacultura passando decenni a studiare gli ecosistemi delle foreste e dei deserti dell’Australia. La ricerca di Mollison parte dall’osservazione: negli anni ’60 si accorge che i banchi di pesce iniziano a ridursi e ampi tratti di foresta iniziano a morire. Da scienziato, presso la Wildlife Survey Section del CSIRO e il Tasmanian Inland Fisheries Department, si oppone alle politiche industriali che danneggiano l’ambiente. Presto si rende però conto che le proteste non portano a nulla. Si ritira per due anni dalla società e medita su una proposta di sviluppo sostenibile. Nel 1968 inizia a insegnare all’Università di Tasmania psicologia dell’ambiente e bio-geografia. Nel 1974, insieme a David Holmgren, comincia a sviluppare un quadro di riferimento per un sistema agricolo sostenibile. Fonda così il movimento di permacultura. Diffonde la disciplina viaggiando per il mondo e tenendo centinaia di corsi di 72 ore di progettazione (Permaculture Design Certificate). Come autore scientifico ottiene numerosi riconoscimenti per i suoi lavori ed è il primo straniero a essere invitato e ammesso all’Accademia di Scienze dell’Agricoltura Russa. “La Tasmania è così unica perché si è diffusa questa forte convinzione di provare a vivere  senza distruggere il nostro ecosistema”, racconta il suo ex allievo e collega David Holmgren. “Tutto questo è stato possibile grazie a Bill Mollison”, che oggi viene ricordato dai suoi allievi come “diverso da ogni altro accademico dell’Università della Tasmania”. “Era il suo modo di pensare ecologico che colpiva e impressionava i giovani studenti”, ricorda Holmgren. Il 24 settembre 2016, nel giorno della scomparsa di Mollison, il sito permacalturenews.org.eu lo ricorda così: “L’Australia e il mondo hanno perso uno dei più influenti pensatori della comunità dello sviluppo sostenibile. Autore, educatore, accademico, ricercatore e pensatore innovativo”.

Articolo tratto da http://www.boscodiogigia.it/2017/02/06/bill-mollison-permacultura/, visitato l’11/9/2018

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Pazzo come Achab! -Maledetta Dorifora-

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O quasi! La Melanzana Bianca non vuole essere dei nostri, ormai è chiaro e chiarito dall’ultima calamità qui immortalata in piena abbuffata. La Dorifora ha fatto tutto in due settimane, da una pianta che sembrava aver rotto col passato alla riconferma della sua fragilità e vulnerabilità, al contrario della sorella nera. Insieme alla striata dori, altri temibili parassiti sono il ragnetto rosso, le cimici delle mille specie e gli immancabili afidi.

Il consiglio, nel caso fosse richiesto, è quello di essere presenti il più possibile e nei momenti giusti per debellare a mano l’insorgere di questi appetiti bestiali.

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Buon vecchio mais…

granoturco di contrapò

Mai più un mais normale, una promessa. Dopo aver goduto la vista dei suoi frutti è  impossibile accontentarsi della classica pannocchia gialla. Quest’anno l’ Arlecchino è sbarcato all’orto col suo show multicolore, insieme al mais antico e ad altri scherzi cromatici ha dato un tocco dall’allegria alla nostra triste estate orticola. Il mais antico col suo colore rosso rubino, il perlato veneto, il mais nero degli Inca, sulle orme di nativi americani che ancora oggi coltivano decine di specie di mais di colore diverso.

La consociazione dei nativi americani Navajo è andata un pò a quel paese, il perchè non saprei, ma certo la coppia con il fagiolino rampicante ha dato il meglio ognuno per se.

Una difficoltà sul mais per noi è stata capire il livello di maturazione della pannocchia, dopo averne aperte un paio in anticipo ed esserci disperati d’ora in poi non faremo più l’errore.

Il mais nero e quello antico

A.V.

Tanto pe cantà…

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…tanto pe sogna’ perche ner petto me ce naschi un fiore!…

Tanto per dire noi ci siamo, ortoedintorni resiste, lotta e produce per noi.

Piccole meraviglie, grande gusto e grande soddisfazione.

Sul piatto i pomodori la fanno da padrone, in qualità e produzione, così come le zucchine che a parte le micro della foto per il resto tendono al gigantismo. Nel piatto poi le ultime fave e gli ultimi fagiolini, un cavolo superstite e uno splendido esemplare di micro melanzana bianca, tolta letteralmente di bocca ad una famiglia di sordide limacce. Nell’orto bieta su bieta, ineusaribile e compagna fedele attraverso il tempo e le stagioni, chiamata la Suprema o la Saporitissima, dagli avventori di ortoedintorni. Sull’orto poi pioggia di lamponi, d’un gusto più ricco e dai frutti più belli, anno dopo anno.

Tanto per dire, ortoedintorni c’è.

AV

Luglio, col bene che ti voglio…

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Quando sta per arrivare luglio le preoccupazioni orticole si moltiplicano, proprio come le infestanti che sguazzano al torrido sole di benvenuto dell’estate. Questo splendido primo fiore del Cardo di Scozia è uno dei molti pronti a sbocciare per questa insolita coltura che per il secondo anno ci prepariamo ad ammirare in tutta la sua grazia. E solo per quella perchè di mangiarsene le foglie non se ne parla, per diversi motivi, principalmente pigrizia nella lavorazione della pachidermica foglia.

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Questa era la grandezza un mese fa perchè ora le piante hanno aggiunto almeno un metro alla loro statura e una spettacolare corona di fiori sul loro capo che si sta aprendo adesso poco per volta. Il resto dei fiori dell’orto stanno soffrendo la calura tremenda, quasi estinti come le calendule di maggio, cancellati per sempre come i poveri Tagete o in lenta ripresa come il Tropeolo.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Il mais antico ha preso vigore e fiducia, trasmettendo parte del suo ottimismo ai consociati, primi tra tutti i fagiolini nani che secondo l’antica tradizione Navajo grazie a loro prosperano felici. La melanzana bianca della foto qui sotto è più o meno delle stesse dimensioni oggi, ma si sa che queste signore necessitano di tempo per ambientarsi. Esaurita la spinta delle fave che tanto c’hanno dato quest’anno e dei cavoli, come quello a foglia lì dietro, con i loro frutti succulenti, da qualche settimana abbiamo iniziato a raccogliere qualche aglio e qualche zucchina. Per questa pianta la prossima volta proveremo a curare di più l’aspetto di preparazione del terreno prima della messa a dimora della stessa perchè ora, con la calura di questo mese sembrano non accontantarsi della sola acqua.

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Una parentesi sul principio fondamentale e fondante l’intero modo di fare sinergico dell’orto e di chi lo segue: la pacciamatura. Questa è il fattore forse più importante per questo tipo di orto e sicuramente la sua insufficienza e mancanza nel nostro sta determinando la maggior parte dei problemi che incontriamo nella crescita degli ortaggi. Due cose sulla pacciamatura: tutto è pacciamatura, o quasi e mai lasciare nudo il terreno, neanche d’inverno. L’approccio all’orto sinergico prevede principalmente il rispetto per l’armonia del tutto e il compito dell’orticoltore deveessere quello di favorire lo sviluppo di un autonomo microcosmo, o quasi. La pacciamatura di paglia è la migliore e la più efficiente, se si aggiungono foglie è meglio, meglio ancora se vengono da alberi vicini all’orto stesso. Questo concetto vale per tutto quello che può essere pacciamatura, come lo sfalcio d’erba ( non in fiore ), come la ramaglia ( preferibilmente un pò marcescente ), come la potatura delle piante già nell’orto o intorno a lui. Tutto quello che l’orto da all’orto deve essere restituito, almeno la parte che non mangiamo e che una volta separata dal resto edibile deve assolutamente rimanere sull’orto stesso.

La regola d’oro per l’orto nel mese di luglio dice tanto tanto amore e tanta tanta acqua.

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AV

 

 

Ecco la neve

orto e neve

Ortoedintorni coperto di neve

 

\…e io che aggiorno il blog, poco e in ritardo rispetto agli avvenimenti atmosferici.

Arrivata, erano anni che l’aspettavamo…

Sufficiente per il posto in cui siamo, sufficiente per l’orto che abbiamo, la neve è da sempre per l’orticoltore una vera manna dal cielo. L’effetto benefico di una bella nevicata sulla vita nel microcosmo orto è inaspettato ma sicuro. In questo marzo più che pazzerello, nel quale temperature glaciali hanno sconvolto l’intera Val Padana, la neve al contrario ha conservato l’ambiente che ha ricoperto fornendo un riparo dal gelo e un apporto notevole di nutrienti insostituibili.

Leggiamo di più a riguardo da https://www.ortodacoltivare.it/coltivare/neve.html, “L’orto e la neve”    

La neve è molto positiva per il suolo, in particolare nel migliorare la sua struttura e renderlo più soffice. Quando la nevicata si posa come una coperta fredda sul terreno, col tempo aumenteranno le temperature e andrà a sciogliersi in acqua. Questo passaggio è molto utile a strutturare il terreno, che viene lavorato naturalmente dall’alternanza tra freddo e disgelo, accompagnata dallo sgocciolio d’acqua dello sciogliersi del manto bianco.

Riserva idrica. La neve è utile anche come fonte d’acqua. La nevicata si deposita in forma solida e rilascia l’acqua gradualmente goccia dopo goccia. In questo modo il terreno riesce a trattenere al meglio l’acqua e ad accumularla perché sia disponibile alle piante in futuro.

Copertura dal freddo. Sembra impossibile ma la neve può essere utile anche a proteggere dal freddo le coltivazioni. D’altra parte anche gli esquimesi costruiscono gli igloo di ghiaccio e neve e ne sfruttano il potere isolante. Durante l’inverno ci sono nell’orto piselli, fave, aglio, scalogno e cipolle, quando l’appezzamento coltivato si copre di neve il suolo viene riparato in modo naturale e ghiaccerà meno rispetto alla terra nuda.

 

 

 

Marzo pazzerello, se vedi il sole piglia l’ombrello: semina raccolto, lavori nell’orto in attesa che il gelo passi…

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Mese di marzo: semina raccolto e lavori nell’orto

Il mese di marzo è una festa per l’orto. Con l’avvicinarsi della primavera è giunto il momento di dedicarsi alla semina degli ortaggi che si vorranno raccogliere nei mesi successivi, fino all’estate. Chi non ha mai coltivato un orto può cogliere l’occasione per iniziare, ora che il timore delle gelate potrà finalmente essere accantonato. Sono sufficienti pochi semi da interrare in un vaso per dare il via ad una vere a propria passione.

I vostri primi sforzi saranno ripagati nell’arco di poche settimane.

Con l’arrivo del primo tepore primaverile, anche nelle regioni italiane dal clima meno mite è possibile iniziare la semina degli ortaggi che potranno essere raccolti tra la tarda primavera e l’estate, come zucchine, pomodori, melanzane, piselli e peperoni. Chi ha lo spazio adatto a disposizione e vive nelle regioni più calde, potrà provare a cimentarsi nella semina di angurie e di meloni. Carote, ravanelli, rucola, lattuga e patate sono tra gli ortaggi che possono essere seminati tutto l’anno dove il clima è clemente. Non dimenticate di seminare il basilico, così da poter raccoglierne le foglie per preparare pesto gratis fino a settembre o ottobre.

A marzo è possibile seminare:

Aglio
Angurie
Asparagi
Barbabietole
Basilico
Bieta
Carote
Cavoli
Cetrioli
Cime di rapa
Cipolle
Fave
Finocchi
Indivia
Lattuga
Melanzane
Meloni
Patate
Peperoni
Piselli
Pomodori
Porri
Prezzemolo
Radicchio
Rucola
Sedano
Topinambur
Zucchine

Consigli per la semina

Se temete che nelle prime settimane di marzo il freddo possa rovinare i giovani germogli o se preferite organizzarvi in modo da trasferire nei vasi o in piena terra soltanto le piantine che appaiono più resistenti, il consiglio principale consiste nell’utilizzare dei semenzai, anche fai da te, realizzati con contenitori per alimenti di recupero, in modo da riporre i germogli al riparo da eventuali intemperie e da poter effettuare una scrematura delle piantine prima del trapianto.

Il raccolto del mese di marzo

Nel mese di marzo è possibile raccogliere le ultime zucche ed alcuni ortaggi tipici della stagione invernale, come i cavolfiori. Sarà inoltre possibile raccogliere lattuga, prezzemolo, rape, rucola, spinaci, verze ed erbe aromatiche da essiccare. Nel mese di marzo, come lungo tutto il corso dell’anno, è possibile dedicarsi alla coltivazione casalinga ed alla raccolta dei germogli, partendo da chicchi, semi o legumi secchi, tra cui troviamo ceci, fieno greco, semi di lino, erba medica, orzo, senape, lenticchie, miglio e amaranto.

orto marzo raccolto

A marzo è possibile raccogliere:

Aglio
Barbabietola
Broccolo
Carciofi
Carote
Cicoria
Cime di rapa
Cavolfiori
Cavolini di Bruxelles
Cavolo verza
Cime di rapa
Cipolla
Finocchi
Indivia
Lattuga
Lattughino da taglio
Patate
Porri
Prezzemolo
Rape
Ravanelli
Rucola
Rosmarino
Scarola
Scorzabianca
Scorzanera
Sedano
Spinaci
Tarassaco
Valeriana
Verza
Zucca

Orto sul balcone a marzo

Nel mese di marzo, a seconda di quanto seminato in precedenza, potrete ancora avere la fortuna di raccogliere dai vostri vasi lattuga, rucola, rosmarino, prezzemolo, lattughino da taglio, salvia, e altre erbe aromatiche sempreverdi. È il momento di preparare i vasi per la semina delle nuove piantine. Tra le più adatte da seminare in vaso nel mese di marzo troviamo ravanelli, carote, basilico, zucchine, pomodorini, fagioli e fagiolini, ma anche melanzane rotonde di piccola taglia, piccoli peperoni e peperoncini, cetrioli, patate e topinambur.

I lavori nell’orto secondo il calendario lunare

Luna crescente

La tradizione contadina consiglia di seminare quando la luna è crescente ravanelli, carote, piselli, prezzemolo, lattuga, lattughino da taglio, basilico, angurie, cetrioli, asparagi, cavoli, compreso il cavolo cappuccio, e zucchine. Con la luna crescente si possono inoltre trapiantare fragole, patate, cipolle e lattuga. Approfittate dei giorni di luna crescente per raccogliere le erbe aromatiche e le erbe officinali da essiccare, oltre che per la raccolta di carote e ravanelli.

La luna sarà crescente giorno 1 e dall’8 al 30 marzo 2018.

Questo mese, com’era accaduto già a gennaio, ci saranno due lune piene, il 2 e il 31 marzo.

Luna calante

È preferibile approfittare dei giorni di luna calante per dedicarsi alla semina di topinambur, radicchio, lattughino da taglio, bieta, sedano, cipolle e indivia. Prima della semina, preparate l’orto ad accogliere le nuove piantine rivoltando le zolle ed occupatevi anche di preparare un nuovo cassone per il compostaggioin giardino e di rimestare quanto già accumulato durante l’inverno. Si consiglia inoltre di seminare le erbe aromatiche e di procedere alla potatura di viti, meli e peri in questo periodo. Cipolla, aglio, scalogno e tutti gli ortaggi a bulbo dovrebbero essere preferibilmente raccolti quando la luna è calante.

Tratto da: https://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/9828-marzo-lavori-nell-orto

per un pugno di fagioli

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Ormai lo sanno tutti, è l’anno dedicato ai legumi, dovrebbe esserlo ogni anno, il fagiolo è un alimento che stava alla base dell’alimentazione di questa valle insieme a patate, e cereali di montagna. Sto dedicando sempre più tempo a questa coltura, semplice e sostenibile, che richiede poche cure e acqua, nessun trattamento o concimazione, una coltura e una cultura che da molte soddisfazioni, riserva sorprese, e soprattutto sazia lo stomaco.

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Seminati in tre luoghi diversi con diversi microclimi, inizialmente erano una ventina di varietà, al raccolto erano molte di più, fagioli mutati, fagioli ibridati, fagioli ritornati ai loro geni originari, l’anno passato avevo preso una manciata di semi ad uno scambio, erano particolari, non corrispondevano a nessuna varietà specifica, ma sembravano un ammasso di geni buttatti in un seme, ognuno di quel seme è tornato alla varietà originale, regalandomi sorprese ad ogni sbaccellatura, ma così è avvenuto il contrario, con…

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Cosa coltivare a febbraio nell’orto o in vaso. Usate i teli per riparare le piante dalle gelate…

 COSA COLTIVARE A FEBBRAIO

Nonostante le basse temperature, febbraio è un mese molto importante per l’orto, sia per quanto riguarda le attività di semina e concimazione sia per la sistemazione del terreno. Cominciamo quindi, fin da ora, a prepararci all’arrivo della primavera con i lavori da fare nell’orto, in vaso o in giardino per avere un raccolto soddisfacente e produttivo.

Fare da sé un orto, anche in uno spazio ridotto, offre molti vantaggi sia dal punto di vista del risparmio che del benessere. Non solo mangeremo cibo sano, a km 0 e stagionale ma avremo tutti i benefici in salute dell’ortoterapia che ci regalerà una sensazione di benessere psicofisico. Ci sono alcuni tipi di ortaggi che possiamo piantare adesso e che saranno pronti in primavera e alcuni semi che possiamo interrare per poi trapiantare quando la temperatura sarà più mite.

LEGGI ANCHE: Orto in casa, le cose da fare in primavera

LAVORI ORTO FEBBRAIO

Come già detto: la variabile più importante, ovviamente, è quella del clima. Nelle giornate più fredde, soprattutto in molte zone del Nord o del Centro, è consigliabile attrezzare l’orto con alcuni teli per ripararlo dalle possibili, distruttive gelate. Per il resto, affidatevi all’antica saggezza contadina, distinguendo i lavori a secondo delle fasi lunari. Con la luna calante potete procedere alla potatura delle piante e al rinvaso, laddove necessario. Con la luna piena, avanti tutta con la semina e con la concimazione.

Tra le varietà da piantare a febbraio, senza attendere dunque, la primavera, ci sono le barbabietole, i carciofi, le carote, le cipolle, i fagioli e le zucchine. Senza dimenticare il basilico che, se siete bravi, potrete avere a disposizione per tutto l’anno.

Tratto da: http://www.nonsprecare.it/cosa-coltivare-febbraio-vaso-orto-balcone?refresh_cens

 

 

Una riflessione “televisiva” sull’orto al nido, un’ esperienza da Pistoia

DOMENICA 31 DICEMBRE 2017

Un buon 2018 e tante nuove letture!

Ci siamo: sta per iniziare l’anno 2018.

E’ un momento di buoni propositi e auguri. In un qualche modo è un momento di rilancio, sebbene l’anno educativo e scolastico sia in corso (e in corsa!). Al rientro dalla vacanze ci sarà un nuovo slancio e tanta energia con l’orto pronto ad accogliere le giornate che si allungano e a superare gli ultimi freddi per proiettarsi nel rigoglio primaverile.

Questi giorni di vacanza sono giorni buone per il riposo, il viaggio e gli incontri, ma anche per le letture. Ecco allora che cliccando qui è possibile trovare tutti i nostri consigli per leggere di orti e dintorni.

Buon 2018, ricco di orti e di scoperte!

Orto per tutti! Coltivare l’Orto con i Bambini…

Coltivare l'Orto con i BambiniPERCHÉ COLTIVARE L’ORTO CON I BAMBINI?

La magia della nascita, la soddisfazione di veder crescere una piantina curata con le proprie mani. Basterebbe questo per spiegare il perché dell’importanza di coltivare un orto insieme ai bambini. Ma le ragioni sono molte di più.

Innanzitutto, è il modo più semplice per avvicinare i piccoli alla natura e alla sensibilità ecologica. Ma altrettanto importante è lo sviluppo della responsabilità: il seme si schiude, cresce e dà frutto solo attraverso due ingredienti fondamentali: la pazienza e la costanza. Quale miglior insegnamento per un bambino che si affaccia alla vita? Senza contare, infine, che sarà molto più facile far mangiare le verdure che lui stesso ha coltivato.

COME INIZIARE A COLTIVARE UN ORTO?

Prima di iniziare è fondamentale che chi coordinerà questa attività (genitori, educatori, insegnanti) capiscano l’importanza di farla percepire al bambino come un gioco: l’esperienza educativa sarà tanto più efficace quanto più il bambino potrà viverla liberamente, senza paura di sbagliare o di essere rimproverato.

Ecco allora 5 semplici consigli:

1. Abbigliamento: vestire i bambini in modo appropriato e comodo, così da farlo sentire libero nei movimenti e nella sua attività, senza temere di sporcarsi.
2. Tempi: i bambini, soprattutto i più piccoli, hanno tempi di attenzione bassi e per questo è necessario alternare diversi tipi di attività (seminare, annaffiare, scavare, osservare la crescita delle piante, ecc.).
3. Coinvolgimento: ricordiamoci che sono i bambini i protagonisti di questo gioco. Per prima cosa, allora, facciamo scegliere a loro la pianta da coltivare.
4. Sbagliando si impara: il seme non germoglia, la piantina si ammala? Niente paura, bisogna far capire ai bambini che non è colpa loro e che, se qualcosa è andato storto, bisogna cercare di imparare dagli errori.
5. In cucina: anche quando gli ortaggi arriveranno in cucina è importante che i bambini abbiano una parte attiva nelle varie fasi della preparazione del raccolto.

QUALI SONO GLI ORTAGGI PIÙ FACILI DA COLTIVARE?

Per coltivare l’orto con i bambini è meglio iniziare con piante non troppo delicate, che non richiedono eccessive attenzioni. Eccone qui alcune, che piaceranno anche ai più piccoli.

1. Carota: ama il clima temperato e quindi si coltiva bene in tutte le zone d’Italia. Essendo una radice può essere attaccata da talpe, lumache e topi. Il periodo della semina è tra febbraio e marzo, per il raccolto bisogna aspettare la fine dell’estate. T
2. Lattuga: cresce maggiormente nei climi umidi. Si può coltivare tutto l’anno escludendo i mesi più freddi (da ottobre a gennaio).
3. Basilico: dal profumo inconfondibile, il basilico cresce in ambienti umidi e soleggiati. Si semina con l’inizio della primavera e si raccoglie in estate, in tempo utile per insaporire conserve di pomodoro e preparare gustosi pesti alla genovese.
4. Sedano: cresce in ambienti temperati e umidi. Si semina tra gennaio e luglio e si raccoglie tra giugno e novembre. Unica accortezza: evitare il gelo della pianta!
5. Salvia: non sopporta climi freddi e piovosi, ma difficilmente viene attaccata da parassiti e malattie. La semina va da febbraio a marzo, il raccolto da febbraio a settembre.

L’ORTO A SCUOLA E IN FATTORIA

Per fortuna esistono ancora realtà educative capaci di riscoprire l’importanza del “fare per imparare”. Coltivare l’orto a scuola porta i bambini a cooperare, a condividere il piacere di creare qualcosa insieme e si può iniziare fin dalla più tenera età, con i bambini dell’asilo nido.

Per avere maggiori informazioni sugli orti scolastici:
– vai al sito www.ortiscolastici.it
– guarda il video su FattorieDidattiche.biz

Tratto da: http://www.fattoriedidattiche.biz/articoli-e-notizie/percorsi-didattici-fattoria/coltivare-lorto-con-i-bambini.html

Orti nelle scuole, a Milano…

Orti nelle scuole

“L’orto come strumento didattico”. In questa pagina vi proponiamo una selezione di progetti realizzati nelle scuole pubbliche di Milano e sostenuti dal Comune, che pongono l’orto al centro della loro azione. Gli orti visti come attività di formazione, aggregazione e sensibilizzazione alle tematiche dell’ambiente e della nutrizione.

PRINCIPALI ESPERIENZE ORTIVE NELLE SCUOLE

MiColtivo, Orto a Scuola

“MiColtivo, Orto a Scuola” progetto di educazione alimentare e ambientale nelle scuole pubbliche.

MiColtivo, Orto a Scuola” è un programma dedicato ai bambini che mira ad incoraggiare una corretta e sana alimentazione attraverso l’esperienza concreta degli orti didattici installati nei cortili delle scuole pubbliche cittadine. Il progetto viene sviluppato in forma pilota nel 2012, in due scuole primarie: una all’interno dell’Istituto Comprensivo “Renzo Pezzani” di Via Martinengo e l’altra dell’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” di Via Carnovali, con l’obiettivo di mettere a punto un modello didattico in grado di radicarsi in modo permanente nella programmazione scolastica e di essere esportato in altre scuole nell’ottica di creare una rete EXPO  poiché  sviluppa il tema dell’Esposizione Universale 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

La Fondazione Riccardo Catella svolge un ruolo di coordinamento generale del progetto, con una parte attiva nell’ambito della creazione della realizzazione didattica collegata agli orti. L’associazione Orticola di Lombardia,  già attiva dal 2010 sul tema degli orti in città con il progetto “Orticoltura Urbana”, è  co-promotore del progetto. Il Comune di Milano, patrocinatore dell’iniziativa, è impegnato in attività di coordinamento delle iniziative finalizzate alla valorizzazione della fruizione, da parte delle scuole cittadine, delle proprie aree esterne e verdi.

Per maggiori informazioni clicca qui

MiCotivo  MiCotivo MiCotivo MiCotivo MiCotivo  MiCotivo

www.micoltivo.it

 

Progetti a cura di Civiltà Contadina Associazione Nazionale e con il sostegno della Direzione Centrale Educazione e Istruzione del Comune di Milano

Civiltà Contadina è un’associazione nazionale che si dedica al recupero della dimensione rurale della nostra società e alla salvaguardia delle varietà di ortaggi, piante e animali che costituiscono la biodiversità locale.

ORTO IN CLASSE

Orto in classe

Per i bambini che non hanno conoscenza dei cicli biologici e della filiera dei prodotti alimentari, coltivare un orto costituisce un’esperienza significativa utile anche per riallacciare i contatti tra la società urbana e quella rurale. Il contatto diretto con la terra, il recupero di una manualità sempre meno esercitata, l’esperienza di percezioni sensoriali poco allenate (annusare un leggero profumo, accorgersi di un particolare, manipolare piccoli semi) osservare la crescita delle piantine e rendersi conto che esiste un tempo biologico ed una stagionalità dei prodotti che la presenza nella grande distribuzione di frutta e ortaggi in tutti i periodi dell’anno ha fatto dimenticare anche agli adulti.

numero incontri: 3 – durata di ogni incontro: 1 ½ h

SCUOLA  PRIMARIA

Il laboratorio prevede di contemplare i seguenti passaggi:

Analisi e racconto del concetto di biodiversità attraverso esempi concreti e conosciuti. Ricerca nella vita dei bambini di ciò che è biologico, di cosa significa, di dove può essere cresciuto e acquistato. Pronti con abiti e strumenti si passa a decidere che cosa piantare nell’orto, a seconda della stagione nella quale si svolgerà il laboratorio si rappresenteranno verdure diverse su di un cartellone, come fossero degli appunti di orticoltura. Abbandonata la fase teorica l’approccio diventa del tutto pratico: attraverso la lettura animata di un racconto ci si avvicina al mondo dei semi e si procede con la fase della semina in vasetti biodegradabili con i semi di quelle piante che poi avranno bisogno di un trapianto successivo. I semi di piante con sviluppo più modesto potranno essere messi a dimora direttamente in cassette di legno. Dopo i racconti dell’osservazione della crescita delle piante , si procederà con un’osservazione più dettagliata che mette in evidenza le diverse caratteristiche di ogni pianta e che si concluderà con un disegno specifico singolo di ogni bambino. Di questi disegni verrà poi allestita una mostra collettiva. Ogni bambino potrà trapiantare le piante cresciute in cassette di legno per la creazione di un orto-giardino collettivo di classe.

LE EMOZIONI: erbe aromatiche

Orti nelle scuole

SCUOLA MATERNA, PRIMARIA

Il laboratorio sulle erbe aromatiche gioca sul filo delle emozioni in qualsiasi delle sue fasi: Risveglieremo sensi che sono assopiti nei confronti di stimoli sensoriali che sono legati ai profumi, ai sapori, alle superfici e ai colori delle piante aromatiche. Passando attraverso il riconoscimento delle piante, arriveremo a padroneggiarne odori, forme e sapori. Ci sarà quindi un primo livello di riconoscimento botanico e l’attivazione dei sensi attraverso un forte stimolo di curiosità passando anche attraverso la semina, la messa a dimora e la trasformazione di erbe aromatiche e fiori. Dal mese di Febbraio.

numero incontri: 2 – durata di ogni incontro: 1,5 h

EDUCATORI E MATERIALI PER OGNI CLASSE: piante aromatiche in vaso ed essiccate, vasetti in pla, sementi biologiche, ecopallet, terriccio, etichette e bastoncini, sacchetti stoffa e nastri raso, olii essenziali.

Referente progetti Geraldina Strino  (cell. 392.6904029 – e-mail: icoloridellorto@libero.it)

Orti nelle scuole Orti nelle scuole Orti nelle scuole Orti nelle scuole Orti nelle scuole Orti nelle scuole Orti nelle scuole

Tratto da : http://www.agricity.it/orti-nelle-scuole/

Aula Permanente di Ecologia, a Messina…

striscione pic x blogAPE, Aula Permanente di Ecologia è un progetto iniziato nel 2012 con Anima Mundi  e che poi si è sviluppato con la creazione nel 2014 di dell’ APS APE, Aula Permanente di Ecologia.

APE è un’aula didattica all’aperto che nasce in uno spazio del Comune di Savoca (ME).

APE si ispira alla Permacultura, una pratica di progettazione sostenibile, e alle attività orticole, dedicate a bambini, ragazzi e cittadini.

APE, ha inaugurato la sua attività il 07 marzo 2012.

Buono e sano: nuove aziende supportano il progetto

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Il 2017 si chiude con una bellissima sinergia. Il progetto Buono e Sano alimentazione naturale a mensa ha trovato un nuovo fornitore di verdura e uova, la cooperativa sociale Terre del Tau di Chiaramonte Gulfi.

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Dopo aver visitato l’azienda, le condizioni di allevamento delle galline, aver chiesto di cicli colturali e rese e parlato tanto dell’approccio agricolo, abbiamo deciso di aprirci a questa nuova collaborazione. Intanto perchè la cooperativa è gestita da due papà dell’Istituto Sant’Orsola e poi per la comunanza di etiche e visioni.

Anche Terre del Tau promuove un’agricoltura umana, naturale e sostenibile con lo scopo di creare occupazione tra persone «svantaggiate». I 10 ettari a Ragusa sono cosi dedicati a colture «biologiche» di ulivi, mandorle, frutta e ortaggi.


La casa annessa al terreno è stata recuperata ed ospita delle persone scelte tra le persone in difficoltà che si sono avvicinate al progetto con entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco. Ogni provento dell’attività viene reinvestito nell’azienda per creare nuovi posti di lavoro.

Dalla visita in azienda abbiamo cominciato a sognare in grande… chissà che l’anno prossimo, dalla pianificazione congiunta delle semine, non si arrivi ad autoprodurci alcuni trasformati indispensabili per la mensa come la salsa di pomodoro o il pesto?

Buon anno da noi a cuore mani e mente aperta

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Si riparte…Ma ‘ndo vai se la Fava non ce l’hai!

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E’ giunto il momento per la ripresa delle ostilità, l’orto è pronto per il nuovo corso che sarà inaugurato con le vigorose splendide Fave, da seme direttamente in terra, sulla cima dei nostri quattro bancali sinergici.

Tratto da:

” Storia e proprietà delle Fave”, https://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/orto-frutti/fave-cibo-simbolico.html

” Di tutti i legumi la fava è regina, cotta la sera, scaldata la mattina “

Aristofane lo riteneva il cibo preferito da Ercole, noto sia per le fatiche, ma anche per essere un grande amatore.
Secondo Pitagora e i suoi seguaci le fave erano la porta dell’Ade, in quanto la macchia nera dei loro fiori bianchi rappresentava la lettera “Theta”, iniziale della parola greca Thanatos (morte). Inoltre questa pianta, dallo stele cavo privo di nodi, identificava una via d’uscita verso la luce per le anime dei sepolti.

In un’epigrafe del VI sec. a.C. trovata in un santuario di Rodi, si consigliava ai fedeli, per mantenersi in uno stato di purezza totale, di astenersi “dagli afrodisiaci e dalle fave…”.
Diverse erano poi le opinioni avanzate sulla diffidenza verso le fave.

Platone asseriva che ai pitagorici veniva proibito consumare questi ortaggi perché provocavano un forte gonfiore (causato dalla rapida fermentazione nella digestione dei legumi), nocivo alla tranquillità spirituale di chi cercava la verità.
Plinio esponeva così la sua tesi: “… si ritiene che [la fava] intorpidisca i sensi e provochi visioni”.

Altri autori Greci e Romani mettevano la propria attenzione esclusivamente sui sogni agitati fatti dopo una cena a base di fave, che interferivano con la regolare attività onirica ricollegata a presagi e comunicazioni con le divinità.
Ma se in alcuni testi le fave rappresentavano simboli negativi, nell’immaginario comune designavano i genitali femminili (baccelli aperti), e i testicoli maschili (fave). Alle feste romane dedicate alla dea Flora, protettrice della natura in germoglio, come auspicio e prosperità veniva gettata sulla folla una cascata di fave.

Con il Rinascimento le qualità afrodisiache di questo legume ebbero citazioni prestigiose. Il Platina scriveva: “…le fave gonfiano il ventre e stimolano la lussuria, cosicché non a caso i Greci dicevano che esse assomigliano a testicoli”.
Il Macchiavelli evidenziava invece le virtù corroboranti delle fave nella sua commedia Clizia, basata sull’amore del vecchio Nicomaco per una giovane schiava, facendo scegliere al settantenne un particolare menu prima dell’incontro carnale:

“… io cenerò poche cose ma tutte sustanzievoli, in prima un’insalata di cipolle cotte; dipoi una mistura di fave e spezierie…”.

Recenti studi scientifici hanno identificato nelle fave la presenza di principi attivi che oltre a favorire lo sviluppo della dopamina, avrebbero il potere di risvegliare il desiderio e l’attività sessuale, facilitando la vasodilatazione e ritardando l’eiaculazione.

AV

 

Autunno benedetto…

APPUNTI DI VIAGGIO

…Sono purtroppo le zucche d’altri a sembrar sempre le più belle e ad essere sempre più grandi…delle nostre. Il primo e ufficiale risotto è stato fatto, per la precisione oltre la zucca la ricetta ha compreso l’immancabile bieta, il soffritto con una delle ultime cipolle rosse dall’orto. La conservazione del raccolto di cipolle e agli rimane l’obiettivo da migliorare nel futuro, sicuramente l’appenderle in trecce con la minor superficie di contatto è meglio che in cassetta di legno…

Questo l’articolo da Tellincamuno

Campa zucca che l’erba cresce è per dire che questi ortaggi autunnali non richiedono grandi sforzi e cure, se non molto spazio, una volta seminate crescono tra l’erba alta senza richieste di sarchiature, irrigazioni o altro. E’ periodo, parte il zuccometro, osservazione, raccolta e degustazione, ci sono quelle seminate da me ma soprattutto come ogni […]

via campa zucca che l’erba cresce — Tellincamuno

Il cardo di Scozia

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A Contrapò, dove un orto su tutti raccoglie le varietà più particolari e bizzarre che si possano trovare per queste latitudini. A proposito di speciali varietà, chi non ricorda i famigerati girasoli giganti messicani VEDI POST SU OD : https://wordpress.com/post/ortoedintorni.wordpress.com/716

Quindi per il prossimo anno cardi da mangiare ma per questo solo splendidi fiori da ammirare.

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Discorsi sulla pacciamatura

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La pacciamatura fa la differenza! Dopo anni ortoedintorni ha raggiunto la piena  consapevolezza di questo fondamentale dell’orticoltura consociativa. Questo tipo di coltivazione degli ortaggi è caratterizzata oltre che dall’avvicendamento colturale –l’alternanza di piante appartenenti a famiglie botaniche differenti; tra piante di differente sviluppo vegetativo; tra piante con esigenze nutritive differenziate- anche le associazioni vegetali in una coltivazione mista nella quale diversi tipi di ortaggi vengono coltivati nella stessa aiuola, permettendo la massima valorizzazione delle complesse interazioni esistenti tra le piante. Grazie a particolari caratteristiche delle radici, delle resine e degli oli essenziali prodotti, alcune piante sono in grado di stimolare o reprimere lo sviluppo delle specie vegetali che crescono nella loro immediata vicinanza, di attrarre insetti utili o scacciare determinati parassiti.

Scopo della pacciamatura è ridurre al minimo la dispersione di umidità dal terreno, che nei mesi estivi raggiunge valori altissimi, mediante la creazione di una coltre protettiva costituita da uno strato di materiale di origine organica o sintetica che crea un ambiente più favorevole alla crescita e allo sviluppo delle piante.

  • Protezione del terreno: la pacciamatura è un organismo vivente dalla cui attività le piante traggono gli elementi necessari alla loro crescita fornendo la sede per continui processi biologici protetti dalle avversità metereologiche.
  • Difesa dalle infestanti: la presenza dello strato di p. sulla superficie del terreno ostacola la crescita delle erbacce.
  • Arricchimento del terreno: il fieno, l’erba fresca, i residui colturali, il composto fresco, utilizzati come p. , arricchiscono il terreno di sostanza organica e la loro
  • degradazione rappresenta un’insostituibile fonte di nutrimento per le piante

I contenuti qui riportati sono in parte tratti dal ” Grande libro Orto Frutteto e Giardino” edito da Fetrinelli 2004

A.V.

I bancali hanno gli occhi

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Dal repertorio invernale…

Eccoli sparati sull’obiettivo con uno sguardo a chiare lettere d’indagine curiosa sul tuo da farsi. È un’amantide religiosa che attratta dal calore si prende cinque minuti sul tessuto non tessuto rovesciato. Preziosi istanti della liberazione dal primo freddo di novembre con quelle giornate di sole concesse prima del colmo della stagione. Utile e indice di salute generale del giardino, questo insetto ha sempre ricevuto la dovuta ospitalità e goduto della politica di ortoedintorni di apertura e incentivo all’insediamento.

Cacciatrice e fin troppo perchè si fa fuori anche una certa quantità di preziosi coleotteri ma sulle larve agisce con licenza totale.

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A.V.

passa passa il tempo…

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Panoramica del sinergico ad inizio inverno

 

 

..e il blog diviene quasi un blog abbandonato. Non temete lettori è stata una pausa momentanea ma non siamo rimasti con le mani in mano. I lavori orticoli sono proseguiti secondo i ritmi naturali della natura. D’inverno ci si riposa, per lo più, godendo di frutti prodotti in altre stagioni e si scommette un po’ su cosa sopravviverà o meno. Ecco vediamo come è andata

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Le fave non ce l’hanno fatta, per la maggior parte. Hanno resistito quelle coperte con tessuto non tessuto. Le altre sono morte tutte e siamo ricorsi ad una semina fra fine febbraio e inizio marzo. Al momento il sinergico è un po’ carente di leguminose, accidenti.

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Il cavolo di creazzo e la cicoria, invece si sono dimostrate fra le varietà più affidabili continuando a produrre nonostante il freddo, regalandoci ottimo materiale per risotti e vellutate.

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Nonostante i bruchi piuttosto aggressivi ad inizio stagione!

Porri molto belli, e radicchi un po’ magretti ripetto ad altre stagioni…

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Infine il cavolo riccio ci è piaciuto molto, (lo vedete nella foto qui sotto, scattata ad inizio inverno in mezzo ad altri cavoli) nelle insalate con le noci. La pianta per altro ha già più di un anno, siamo riusciti a conservarla tagliandole tutti i fiori e potandola drasticamente…

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Vedremo ora la stagione primaverile estiva.

A presto,

GV (foto RL)

Una fiaba sull’orto…”Il principe, la fata e l’orto magico”

Il principe, la fata e l’orto magico

C’era una volta un principe che viveva da solo in un meraviglioso castello ai margini del bosco. L’intera costruzione era avvolta di verde durante il giorno e di nero nel corso della notte. La zona non esisteva sulle mappe al punto che pareva sospesa tra il cielo e le colline. Il posto ideale per uomini e animali che lo raggiungevano volentieri per riposare senza essere disturbati.

Il principe abitava in quel luogo da quando i genitori lo avevano messo al mondo e per lungo tempo lui era stato coccolato da mille attenzioni. Ma dopo che loro si erano trasferiti per motivi di lavoro, era rimasto solo come un eremita. Ben presto la noia lo aveva reso triste al punto che lui contava le ore che pesavano come macigni.

Giornate inutili senza l’amore di una principessa o l’allegria dei giullari.

Giornate deludenti senza la fedeltà della servitù o la forza di un esercito.

Nonostante tutto però lui era felice e considerava la libertà come un bene prezioso da difendere ad ogni costo.

Nelle stagioni di mezzo quando presso il castello giungevano i viandanti da mille cantoni, il principe li riceveva ben contento di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno.

Per rendersi finalmente utile.

Per godere della meritata compagnia.

Allora metteva a disposizione le stanze del castello per accogliere i nuovi venuti e riempiva la dispensa di generi alimentari per soddisfare le prime necessità. Brocche d’acqua fresca e botti di vino dell’ultima vendemmia alleviavano la sete e tutti godevano del trattamento amorevole. Per questo lui non chiedeva sacchi di denaro in cambio, ma solamente sorrisi sinceri e strette di mano amichevoli.

Quando i forestieri lasciavano il castello ringraziandolo per l’ospitalità lui tornava alla vita di sempre, turbato per il fatto di restare ancora una volta da solo. Ma con il cuore gonfio di speranza in attesa che qualcuno potesse bussare di nuovo alla sua porta.

A ridosso della valle e nelle contrade confinanti tutti lo consideravano uomo dalle mille premure, al punto che con il passare del tempo fu soprannominato “Il Principe Gentile”.

Eppure lui restava sempre la persona umile e sincera che sorrideva con gli occhi ad ogni sfida della vita.

Per questo la mattina si alzava di buon’ora e dopo aver preso con sé un sacco e un’ascia, si recava nel bosco per fare provvista di legna da ardere e rifornimento di verdure e cacciagione. Durante le escursioni non dimenticava pane bagnato, pezzetti di carne e frutta per i piccoli amici. E appena gli animali lo vedevano arrivare, scendevano dagli alberi e uscivano dalle tane per andargli incontro. Ben presto iniziava una festa fuori programma che aveva inizio all’alba e terminava al tramonto. Proprio quando l’ultimo raggio di sole si nascondeva dietro la montagna per non farsi trovare.

Una volta il principe aiutò un cucciolo di cerbiatto caduto nella trappola di un terribile boscaiolo dalla barba incolta. Il giorno seguente presso il pesante portone del castello, il giovane trovò una foglia gigante contenente delle bacche dal succo violaceo. Qualcosa che dopo essere spremuto, avrebbe assicurato un dolce nettare da gustare.

Più gradevole di un vino rosso fruttato.

Di certo un regalo meritato per una persona con il cuore grande, che contagiava con la sua bontà la gente incontrata lungo la strada.

Durante la settimana il ragazzo impegnava il tempo libero svolgendo lavori di manutenzione del castello. Bisognava infatti sostituire alcuni vecchi chiodi coperti di ruggine, potare i rovi che intralciavano il passaggio e controllare il tetto per evitare infiltrazioni di acqua piovana.

Ma la cosa alla quale il Principe Gentile dedicava le energie maggiori era la cura dell’orto.

Quel mondo variegato di colori effervescenti, utili a nutrire lo sguardo e donare nuovi aromi all’olfatto.

Un piccolo angolo di terra fertile che lo rendeva fiero del raccolto, quando l’evento più atteso dell’intera stagione si manifestava sotto forma di un miracolo della natura. Carote, pomodori, melanzane, patate e perfino qualche radice avrebbero fatto bella mostra sui tavoli di legno degli immensi saloni del castello. Le verdure sarebbero state conservate in semplici barattoli di vetro, gelosamente custoditi nelle dispense.

Per essere gustate nel momento del bisogno.

Per finire sapientemente cucinate durante gli inverni più freddi.

Come avevano fatto in tempi antichi le persone che lo avevano preceduto. Come amava fare lui da quando era divenuto Principe della Contea.

Nella vita del ragazzo tutto andava a meraviglia fino a quando durante un giorno di ottobre, scoppiò un temporale malefico.

Una violenta tromba d’aria spazzò via qualche vecchia tegola dal tetto del castello. I fulmini caddero dentro al bosco scatenando un incendio improvviso, mentre gli oggetti iniziarono a rotolare travolgendo l’intera zona. I tuoni parevano colpi di cannone che si perdevano in lontananza facendo fuggire gli animali terrorizzati.

Il principe aveva terminato di raccogliere i cetrioli, quando udì una vocina sottile che chiedeva aiuto. Lui mostrò un coraggio invidiabile sfidando le intemperie, ma impiegò molto tempo per capire da dove giungesse il lamento. Dopo una manciata di minuti il giovane si trovò di fronte ad una creatura distesa nel fango, che si dimenava per liberare le zampe e le ali dalle pozzanghere scure. Il piccolo corpo sembrava prigioniero di una macchia di sabbie mobili che lo tenevano intrappolato.

In quell’istante lui aveva bisogno di ragionare in fretta per decidere sul da farsi. Ma l’intensità della pioggia lo consigliò a prendere la fanciulla alata tra le braccia per condurla al riparo.

Lei sembrò sul punto di svenire, forse per la fame o per la paura della situazione. Magari per entrambe le sensazioni, qualcosa che andava oltre le possibili scelte di sopravvivenza.

“Grazie mi hai salvato la vita”, disse la giovane libellula dalle sembianze umane due ore dopo, mentre si sedeva di fronte ad un vassoio di frutta variopinta. “Se non ci fossi stato tu, il gigante cattivo mi avrebbe imprigionata in un luogo lontano da qui e nessuno mi avrebbe trovata per il resto dei giorni”. “Come hai fatto a smarrire la strada?”, domandò il ragazzo con un’espressione colma d’interesse. “Non riesco a ricordarlo. Ora in seguito a questa brutta avventura, credo di aver perso per sempre i miei poteri!”. In poco tempo lei si addormentò coperta di un minuscolo pezzo di stoffa a quadri e scivolò in un sonno profondo. Durante la notte per fortuna non sognò nulla che potesse farle rivivere la brutta avventura che le era capitata, ma riuscì a riposare recuperando le forze smarrite.

La debole fiammella della candela che le faceva compagnia presto si consumò e lei restò al buio della stanza con la finestra chiusa e la porta aperta.

Ogni due ore il principe faceva capolino al suo cospetto e il lieve dormiveglia dimostrava che tutto andava per il verso giusto.

Con il passare dei giorni e dei mesi gli sforzi della dolce fanciulla per aiutare il principe con le sue formule risultarono inutili. I rituali di magia non funzionavano e la delusione per non poter confortare il suo amico cominciava a serpeggiare tra i saloni del castello. Lei appariva sconsolata e quasi sul punto di scoppiare a piangere, ma si tratteneva solo per non dare ulteriori dispiaceri all’uomo. Proprio lui che l’aveva accolta nella sua reggia come fosse la più desiderata delle principesse.

Quando arrivò il giorno del nuovo raccolto, il principe e la fata uscirono dal castello danzando allegramente, ma giunti nelle vicinanze dell’orto trovarono una spiacevole sorpresa. Durante la notte il terreno si era inaridito, le foglie erano cadute dalle piante e la verdura che di solito cresceva in abbondanza giaceva priva di vita.

“Forse non c’è stata acqua a sufficienza”, spiegò la libellula cercando di incoraggiare il principe, “domani andrà sicuramente meglio”. Lui aveva perduto ogni parola e se ne stava per conto suo, con lo sguardo perso nel vuoto e le braccia ciondolanti lungo i fianchi.

Quasi senza fiato e di certo senza forze.

Tornati al castello i due giovani si addormentarono con il cuore gonfio di desideri. Ma nel sonno il principe sognò il gigante cattivo che gettava un maleficio sull’orto e il suo riposo non trovò pace.

Una serie di incubi e sortilegi piombarono nella camera da letto stravolgendo una notte priva di luna. Una notte senza stelle, sguardi di gatto e lamenti di streghe. Una notte che tutti ingannavano a costo di vagabondare senza sosta fino all’arrivo della prossima stagione.

All’alba le finestre si spalancarono nella speranza che il panorama potesse offrire uno spettacolo migliore del giorno prima. Magari le verdure sarebbero tornate al loro posto per invitare al raccolto. I cesti dei contadini delle contrade vicine si sarebbero riempiti in fretta e al mercato della domenica tutti avrebbero proposto un baratto conveniente.

Purtroppo però il sogno fu destinato a sgretolarsi come una manciata di coriandoli.

Un grido riempì il silenzio del castello e quando il principe si avvicinò al vetro, capì il motivo di tale spavento. Dove c’erano gli ortaggi, si notavano solamente gruppi di pietre deformate e il terreno intorno era bruciato. Una devastazione incalcolabile che non poteva essere stata commessa in così poco tempo da una sola persona, per far dispetto o perché non si aveva nulla di meglio da fare.

Come se qualche ora prima birbanti e briganti avessero deciso di inventare uno scherzo di cattivo gusto, distruggendo ciò che il principe da sempre aveva a cuore.

Il suo meraviglioso orto.

Da quel momento in poi lui decise di sbarrare le finestre con assi di legno spesse e chiodi robusti. E il castello restò completamente al buio in una desolazione che avvolgeva le pareti e faceva sembrare tristi anche mattoni e candele.

I lampadari giacevano immobili contro un soffitto grigio, i quadri precipitavano a terra frantumandosi in mille pezzi.

Un clima di rassegnazione che non si era mai vissuto da quelle parti e che nessuno ricordava di aver sopportato.

La dolce libellula avrebbe fatto qualsiasi cosa per disegnare il sorriso sulle labbra del principe. Magari con una matita dal tratto sottile, oppure con un colore indelebile che restasse per sempre.

Ma il poveretto era distrutto nell’anima e nello spirito e non c’era nulla che lo potesse condurre alla ragione.

Nemmeno un nettare prezioso versato in una brocca d’argilla.

O una fetta di pane abbrustolito insieme ad una palla di formaggio.

Neppure un mazzo di profumati fiori di campo legati con un laccio di spighe.

Per dieci giorni il ragazzo si rifiutò di mangiare e dormire. Nessun bicchiere d’acqua si avvicinò alla sua bocca. Sul viso spuntò una barba incolta come un rovo di spine e il corpo cominciò a sprigionare cattivo odore, condannandolo ad un prurito insopportabile. Lui cacciava via quelli che avrebbero voluto offrirgli una parola di conforto. L’unica occupazione che lo teneva impegnato durante il giorno era fissare un soffitto di ragnatele.

A quel punto la fanciulla capì che doveva trovare un rimedio nel minor tempo possibile.

Una notte mentre il principe sfogava il dolore versando un mare di lacrime in una stanza fredda, lei uscì dal castello e cominciò a canticchiare una canzoncina che si perdeva nel silenzio intorno al bosco. Dopo alcuni minuti addosso al suo vestito candido si posò una coccinella, poi un’altra e un’altra ancora. Infine l’aria fresca si riempì di decine di coccinelle che formarono una nuvola di panna colorata, volando fino a dove una volta c’era stato un orto prezioso. Purtroppo le coccinelle da sole non sarebbero riuscite a migliorare la situazione, allora la libellula provò a muovere le ali delicate disegnando infiniti squarci di luce. Subito le rocce si alzarono da terra in mille frammenti confusi, lunghi ciuffi d’erba ricoprirono le zolle circondandole con solide radici e la natura riprese il ciclo naturale.

“Vieni con me.” disse la creatura liberando il principe dal suo immenso dolore, “Devo farti vedere una cosa che ti stupirà, rendendoti felice per il resto della vita”. Quando lui scoprì i colori e la forza di quella verdura gigante, cominciò a saltellare pazzo di gioia e in poco tempo il castello tornò ad essere un luogo sereno.

Pieno di petali profumati e riflessi stupendi che si riflettevano dentro gli specchi dei saloni. Di musica arpeggiante e dolci frasi d’amore cantate dai giullari.

I festeggiamenti voluti dal principe durarono per un mese intero, coinvolgendo gli abitanti dei paesi vicini in gare e staffette con tanti premi per i partecipanti. Grandi e piccini si trovarono a respirare insieme il clima di allegria che per troppo tempo era venuto a mancare.

NOTA IMPORTANTE… la fiaba qui riportata fa parte della raccolta “Le storie di Simal” di Alessandro Biagini ed è tratta dal sito http://www.tiraccontounafiaba.it/fiabe/varie/principe-la-fata-lorto-magico.html

A.V.

 

Custodendo caotica bellezza naturale

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“Il caos è più fondamentale dell’ordine. E’ la situazione più comune in Natura, mentre l’ordine è relativamente raro e può essere facilmente distrutto dalla più piccola perturbazione. La Natura stessa usa il caos come parte integrante del suo programma di evoluzione. Per risolvere il problema di adattare le forme di vita per la sopravvivenza in un ambiente in continua trasformazione, complesso, apparentemente caotico, ogni schema deterministico sarebbe destinato al fallimento.”

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De gustibuss, non a tutti può piacere, quelli con gli orti ripuliti da ogni innocua erbetta storcono il naso, molti lo ritengono disordine, addirittura indignandosi, le citazioni; Ma come fai a chiamare orto un macello del genere”, “l’orto dev’essere orto”, frase insignificante, come se ci fossero leggi internazionali su comehelvadec fare l’orto, e io fossi un trasgessore, Per me questo è l’orto di chi non ha voglia di lavorare…e non sa lavorare! frase che potrei prendere come un complimento, in una mia personale interpretazione, anche se non è così, e la più divertente; “scusi, ma guardi che qui non si usa fare l’orto così”. L‘ordine e’ una condizione mentale molto individuale, il problema sta nella testa della gente. Ma anche spiegare alle persone i perchè e le varie motivazioni, queste non capiscono, provano un incomprensibile fastidio, e la cosa mi diverte, e a volte mi scoccia. Io ci vedo bellezza naturale espressa ai suoi massimi livelli, la natura è kaos, un kaos pieno di regole, la vita e l’universo si sono creati in una caotica esplosione.

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 Qui non si tratta di coltivare solo piante e produrre cibo, ma anche preservare il suolo e la sua ricchezza, comprendere un ecosistema, io sono un custode, prima che un coltivatore, Il img_8527mio approccio è incentrato sul mantenimento della fertilità del terreno, conservarne la struttura e il suo popolo di microrganismi e insetti, che sono nostri alleati e lavorano per noi, alla cura del suolo, e alla vita al suo interno, e di conseguenza alle nostre piante, alla produzione di semi vitali e sani , alla valorizzazione di un sistema ricco di biodiversità animale e vegetale, partendo da qui, custodendo queste cose fin da oggi potremo avere un ambiente sano e prodotti genuini in futuro. Tralasciando le ansie da competizione, le piante dipendono dal terreno per crescere, la biodiversità spontanea e l’equilibrio naturale che si crea con essa, “la coesistenza non è competizione, ma sinergia ed equilibrio”.

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Io, qui son felice, e quando vedo un pianta crescere rigogliosa in mezzo alle “erbacce” lo sono ancora di più, mi godo momenti di pace, mi eccito per un frutto maturo, la sorpresa quando scosti veccia, iperico, fiore del fagiolo coccineusl’erba alta e trovi un seme germinato e cresciuto in autonomia, un insetto che si nutre, voglio essere sommerso dal verde, dai suoi aromi e dai suoi profumi, nascondermi dietro all’assenzio, far l’amore tra il trifoglio rosso, salire sul ciliegio per prendere una zucca rampicante, valorizzare ogni singola erba che comunemente la gente chiama erbacce, sono una ricchezza così come ogni singolo insetto, l’erba crescerebbe comunque, ancora, ancora e ancora…ovunque vado e coltivo è più forte di me; creo giardini, zone semi selvatiche, con fiori e aromi, sacrificando anche piccoli pezzi di terra.

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Il mio terreno è ricco d’humus, e vita, non devo drogarlo continuamente per tenerlo in vita come fosse un malato terminale, non predico utopie da agricoltura naturale, non si può creare un agricoltura produttiva da reddito con questa filosofia, ma credo si possano lasciare oasi selvatico-coltivate tra le monocolture e aumentare la biodiversità tra queste,  avere la giusta cura del suolo e della biodiversità anche coltivando in modo semi-convenzionale…l’esempio è ovunque, in natura, certo non è semplice, nei campi coltivati a monocolture da decenni con concimi chimici e profonde arature, non si possono di punto in bianco convertire a metodi più rispettosi, con risultati buoni e grandi raccolti.

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“La primavera è tornata, il sole ha abbracciato la terra. Presto vedremo i figli del loro
amore. Ogni seme, ogni animale si è svegliato. Anche noi siamo stati generati da questa
grande forza. Per questo crediamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali
abbiano il nostro stesso diritto a vivere su questa terra”. TORO SEDUTO

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NOTA IMPORTANTE… quest’articolo è stato preso da https://tellincamuno.wordpress.com/ un sito che ortoedintorni segue da diverso tempo ormai…

A.V.

 

libellule e altre nuance

 

Ebbene sì, è arrivata silenziosa a svolazzare così appoggiandosi ai tondini sui bancali

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Speriamo resti per un po’…anche solo per ammirare la bellezza e leggerezza del suo volo. Dovrebbe essere una forte predatrice di larve di zanzara, e altri insetti che si aggirano per l’orto.

Vediamo poi come va il resto: come mi insegna questo tipo di agricoltura la maggior parte delle volte fra il fare ed il non fare, è più saggio optare per questa seconda opzione, soprattutto per quanto riguarda le piante coltivate che possono essere lasciate a crescere liberamente tra i bancali. Ma mi pare di capire che esistano delle eccezioni: in pratica bisogna stare attenti a considerare i polloni di lamponi come graziosi piantine innocue… DSC_1796.jpg

Alla fine di quest’anno dovrò decidere se creare una lamponaia in una piccola parte dell’orto, o, forse inutilmente, provare a sradicare parte delle piante, magari per regalarle ad amici (che poi mi malediranno perché invaderà anche i loro orti/giardini). Il tutto è partito da 2 piante messe a dimora a primavera 2014.

Proseguiamo poi con una varietà particolare di pomodori (kakao o kacao, non ricordo), una piantina che mi ha incuriosito in vivaio, sicuramente un ibrido f1, non una varietà antica.DSC_1799-1.jpgMi piace molto il colore dei frutti, che sembrano fino a quando sono immaturi dei ribes neri. Una nota negativa relativa ai pomodori, invece, è l’avvento della peronospera, forse non gli ho dato il macerato di equiseto in tempo quest’anno, considerando anche il clima che in giugno è stato ideale al propagarsi del fungo.

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pomodoro kakao al centro di una cicoria, con un adorabile sfumatura a fiore

 

Per finire vi offriamo una veduta di un bancale sinergico con una consociazione tra cicoria porro ed insalata piuttosto riuscita (melanzana ed insalata in fiore sullo sfondo).

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GV (foto RL)

Ci sono diversi periodi inutile negarlo…

…e forse mi tirerete le orecchie per non avere scritto da un po’, ho avuto molto da fare e la mente impegnata in altre attività…

… tuttavia quando wordpress mi ricorda che sono ben sette mesi che non scrivo mi viene l’orticaria. Ecco qualche foto dell’orto nei mesi trascorsi.

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Fave in fiore…attualmente già defunte

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Gatto in cavolo in fiore con aglio

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Zucchine in fiore su bancale sepp holzer se guardate bene potrete notare la legna sotto

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Raccolte di un mesetto addietro…broccoli viola e fragole!

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I Purple sprouting broccoli in marzo sempre su sepp holzer

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Broccolo viola consociato con agli a marzo

Tutto procede per il meglio, a parte le erbacce e le limacce che (come sempre) sono una spina nel fianco…presto vi aggiornerò con foto più recenti, con alcune elucubrazioni orticole. A presto

 

GV (foto RL)

“Ottobre piovoso, campo prosperoso”

Oramai i proverbi stanno diventando un abitudine! In realtà il titolo è solo un pretesto per presentare un pochino (fuori tempo massimo, devo ammetterlo) alcune immagini su cosa succedeva nel nostro orto in ottobre. Infatti il mese non è stato particolarmente piovoso. Per la prosperità invece non possiamo proprio lamentarci, visto che ancora sopravvivono in campo diverse piante di zucchine (prudentemente coperte con tessuto non tessuto) e due pomodori, nonostante in una notte, proprio dello scorso mese, le temperature siano arrivate a 3°.

Per cominciare ecco che intorno a metà mese è stato avvistato un simpatico bruchetto, sembrerebbe il macaone, particolarmente affezionato ai finocchi lasciati andare in fiore…DSC_0557

Eccolo forse il macaone

Eccolo il presunto macaone

La cosmos che ci regala una delle ultime fioriture che durerà fino al gelo..

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La cosmos e la sua magnifica fioritura

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Ed ecco che un alleato viene a visitarne un fiore…

…il lampone procede nella fruttificazione prostrato a terra, a causa della mia pigrizia nel non legarlo

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…ed ecco l’alieno (così disegnato vista la somiglianza ad una navicella spaziale)…

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…il cavolo rapa, buonissimo mangiato ieri quello della foto in un’insalata con radicchio noci gorgonzola…

 

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…non è che tutto sia venuto bene però: ora i fallimenti, fragole belle sì, però…

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…bella anche la zucca, ma l’unica prodotta da questa pianta è rimasta grande come una pallina da tennis
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GV (foto RL*)

*Dopo avermi mentito, per settimane, su delle semine a cui tenevo moltissimo (effettuate poi solo dopo un semi litigio fuori tempo massimo intorno al 20 ottobre) RL, fotografa semiofficiale del blog ortoedintorni, si è sentita molto in colpa. Ecco spiegata l’insolita abbondanza di foto in un solo post.

Una giornata nell’orto

Ancora le temperature calde aiutano…la produzione dell’orto è piuttosto abbondante: i pomodori, ormai flagellati dalla peronospora, continuano comunque a fare frutti a più non posso. Le colture estive regalano grandi soddisfazioni mentre i cavoli stentano un pochino, sono piccoli e non crescono tanto.

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Verdure con piedi

Le piante, ancora piuttosto rigogliose sono una manna per le cimici che sono ormai alla quinta generazione (l’ultima, speriamo). Ecco il proliferare delle puzzolenti bestiacce, fortunatamente abbastanza circoscritte ai fagioli:

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Neanidi di cimice verde a vari stadi

Ho trovato la varietà “dolico dall’occhio” ideale perché essendo le cimici confinate lì è più facile controllarne la popolazione, inoltre i fagioli raccolti erano quai tutti buoni, segno che i danni sono stati comunque limitati, nonostante l’accanirsi del pentatomide. Nelle foto si nota come siano neanidi a diversi stadi, per lo più giovani. Quando sono così piccole è più facile eliminarle perché hanno un comportamento gregario, sono tutte vicine…più crescono più sono indipendenti, un po’ come gli uomini.

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Cimici su fagiolo dolico

GV (foto RL)

ma il caldo andrà via?

In questa calura è veramente dura. Il terreno chiama acqua, pare di stare in Africa. L’orto tutto sommato procede, abbondano le cimici, le limacce (finalmente) scomparse. Del clima godono parecchio le melanzane. In particolare una pianta innestata, che sarà un mese che ci rifornisce di 3 o 4 belle melanzane grandi e scure a settimana.

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Succose come queste

Come si vede alla base delle foto non solo le melanzane sono in piena forma. Anche il convolvolo (spontanea piuttosto fastidiosa) non si lascia certo intimorire. L’orto resiste abbastanza alle caldane, ma i parassiti prolificano a più non posso: le cimici, in particolare, sono veramente una spina nel fianco di questa stagione. Mi hanno gravemente danneggiato le zucchine punzecchiandole prima che maturassero, risultato: non colgo zucchine da un paio di settimane, nonostante la bellezza di 6 piante nell’orto (quanto spazio sprecato).

Delle zucche invece non ci si può lamentare: le piante le ho messe un po’ tardi, e in posti non proprio adatti. Eppure i frutti stanno venendo fuori, anche se in numero inferiore rispetto allo scorso anno: speriamo vengano buone.

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Fiore di zucca

Ed infine gli agli, da poco raccolti, non sono stato mai così belli e grossi . Unico neo: il caldo ne ha “cotti” alcuni mentre li lasciavo ad asciugare in campo.

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Fiore d’aglio

Stranamente con questo clima così caldo i bancali sinergici sembrano reagire meglio dei sepp holzer ai trapianti, che abbiamo cominciato in attesa della stagione invernale.

GV (foto RL)

Oggi fave, domani fame

Spero che questo antico proverbio toscano non rappresenti la nostra situazione futura…

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Certo che quest’anno le fave non mancano proprio: seminate in ottobre hanno iniziato a produrre un abbondante fioritura a partire da marzo, e ora saranno 2-3 settimane che si raccolgono in continuazione. La loro coltivazione è particolarmente raccomandabile nei bancali sinergici, perché sono leguminose e apportano non poco nutrimento nel terreno attraverso la fissazione dell’azoto atmosferico tramite i tubercoli radicali. Le abbiamo consociate principalmente con cavoli nel periodo invernale. Ora accompagnano giovani piante di zucchine e pomodori.

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Fave consociate con cavolo lasciato andare in fiore

Consiglio vivamente di seminare delle fave in autunno, a partire dalla fine di ottobre-inizio di novembre, e cercare di pacciamarle con moltissima paglia durante la stagione invernale. Anche se in primavera sembreranno mezze morte si riprenderanno o rinasceranno dal punto di decesso. Le piante che abbiamo seminato in febbraio non hanno reso così tanto e hanno sofferto particolarmente il caldo delle scorse settimane. Sono piante incredibili, molto forti: nonostante il numero di lumache e limacce che si cibano di foglie e frutti continuano a produrre in maniera massiva (2-3 chili di bacelli la settimana).

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Baccello di fave e, sulla destra, una delle principali predatrici.

Ed ora la cattiva notizia: mantenere i legumi in campo durante l’inverno contribuisce a fare sì che le cimici facciano una comparsa precoce già in primavera (infatti ho trovato le prime minuscole neaniadi già su alcuni bacelli, purtroppo).

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Fava con mano sporca

GV (foto RL)

ortoedintorni presenta ortaggi e varietà insolite – parte seconda – Purple Sprouting Broccoli

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In un viaggio a Londra, nel 2013, mi ero incuriosito di questi semi in un supermercato, tanto che ho deciso di comperarne una bustina. Seminati in giugno sono stati messi successivamente a dimora in consociazione con le altre piante.

Un problema nel nostro orto tanto “disordinato” è stato riconoscerli tra le diverse varietà. Infatti questi ultimi sono stati trapiantati insieme ad altre piante di cavoli; naturalmente non ci siamo preoccupati di distinguerli con targhette o di trapiantarli tutti nella stessa zona.

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Ecco qui un cavolo che sospettavamo essere un pourple sprouting, si è rivelato un romanesco.

Così lo scorso inverno abbiamo scommesso, rigorosamente perdendo, su quali fossero i purple sprouting. Per aspettare infatti la produzione di questa varietà abbiamo dovuto aspettare marzo quando sono iniziati a spuntare, prima timidamente, poi con più forza.

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Purple sprouting in piena produzione

Inizialmente fanno solo qualche cima ma ripagano con una produzione a scalare. La cosa più bella, a mio parere sono il colore dei broccoli così insolito e particolare.  Le piante diventano piuttosto grandi, si potrebbe pensare anche di legarle a un supporto contro il vento, anche se noi le abbiamo lasciate crescere liberamente. Una nota positiva è che sembrano interessare lumache meno degli altri cavoli.

Sin dall’inizio della produzione vanno raccolti i broccoli con una certa continuità; la pianta continuerà a produrre. La raccolta occupa un po’ di tempo perché, man mano che si procede con la stagione, la pianta fa più broccoli ma anche più piccoli.

Rispetto ai broccoli nostrani ha un sapore particolare, con un tocco di mandorla. Si possono cucinare sostituendoli ai broccoli normali, senza eccedere nella quantità di acqua usata per bollirli (io ne ho bollito mezzo chilo in mezzo litro), in modo da non sciupare il sapore.

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A sinistra ecco un’altra pianta, molto più piccola della precedente,                                                     consociata con delle fave

Un suggerimento, nel caso vi volesse avventurare nella coltivazione di questi broccoli, è quello di piantare diverse piante, in modo da avere una produzione sempre sufficiente a cucinarli senza dover aggiungere altre verdure. Con questa pianta si riesce a mangiare dall’orto anche in marzo aprile, quando, almeno da noi, ci sono pochissimi ortaggi (praticamente nulla, a parte l’onnipresente bieta).

GV (foto AV)

Un contadino asceta e il monte sacro

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Sotto la concarena, monte mistico e leggendario della Vallecamonica, c’è un piccolo appezzamento di terra con una casetta in sassi…

IMG_1867Lì, ci vive un uomo atipico di nome Claudio, un uomo speciale, un contadino, un filosofo, un nutrizionista…certo è difficile dare una definizione a quest’uomo, di sicuro non gli si può contestare nulla per la coerenza che porta avanti, dopo la scelta radicale e coraggiosa che ha intrapreso; dopo anni passati a girare il mondo sulle navi da crociera con le conseguenti esperienze di vita, Claudio è tornato nella sua terra natia, dove ha preso un pezzo di terra, rivoluzionando completamente la sua vita e riscoprendo le sue radici, ci son due parole, che danno il titolo a un documentario a lui dedicato e che spiegano bene; il vortice fuori, l’evasione da una vita caotica simile ad un centro commerciale, con la scelta di tornare ai primordi partendo dalla terra, seguendo i…

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Siamo in zona 9a

Girovagando su internet mi sono imbattuto in questo interessante sito interattivo, che illustra le hardiness zone in Italia:

http://www.plantmaps.com/interactive-italy-plant-hardiness-zone-map.php

Le Hardiness zone derivano da una classificazione del dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti e sono basate unicamente sulla temperatura minima registrata durante l’inverno. Così ortoedintorni può collocarsi nella stessa zona di Milano, di Parigi, di Gent e di Londra, quasi a decretarne una definitiva vocazione internazionale! Il sapere in quale hardiness zone si è non indica molto quale tipo di coltura verrà meglio (si può pensare che pomodori cresciuti nei luoghi sopra citati abbaino lo stesso sapore?), tuttavia è un indicazione che ci può aiutare a capire quale tipo di piante riuscirebbero a reggere bene l’inverno. Ma ecco un po’ di confusione: Wikipedia descrivendo l’Europa mette delle zone hardiness diverse dal sito qui sopra. Ecco il link in Inglese:

http://en.wikipedia.org/wiki/Hardiness_zone

Anche se Wikipedia mette Milano in zona 7-8 (direi esagerando), preferisco il sito interattivo che mi colloca in zona 9a, dove penso di poter coltivare più varietà.

GV

p.s. scherzi a parte, non mi sembra molto efficace come indicazione; non tiene conto della durata del freddo e del calore estivo.

ortoedintorni presenta ortaggi e varietà insolite – parte prima – Il fagiolo metro

Con questo post ne apriamo una serie sugli ortaggi insoliti: cominciamo con una leguminosa, il Vigna Unguiculata subsp. sesquipedalis

Il magnifico fagiolo metro detto anche fagiolo asparago o stringa è stata una nuova introduzione nell’orto di quest’anno, all’interno dei bancali sinergici. Abbiamo attuato una semina a scalare a partire da aprile, in vaschette, per poi essere messi in campo circa due settimane dopo. Sono cresciuti bene, con performance molto diverse a seconda del momento della semina/trapianto: in particolare le semine più precoci hanno prodotto meglio, piante più alte e produttive. Non abbiamo attuato praticamente trattamenti (a parte una passata di piretro, per le cimici). Ci sono state settimane in cui quasi non si riusciva a mangiarli tutti. Le piante diventano parecchio alte e sono cresciute arrampicandosi agli archi dell’orto sinergico, fino ad arrivare alla cima degli stessi, sono state aiutate solo inizialmente con qualche legatura.

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Pianta di fagiolini metro si arrampica sugli archi

 

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Consigliamo di raccogliere i baccelli sui 15-20 cm. perché più lunghi diventano un pochino fibrosi e possono formare il “filo”. Le piante  diventano alte almeno due metri e mezzo quindi in mancanza di archi bisogna pensare a dei tutori. Questa pianta potrebbe adattarsi bene allo stile capanna indiana. La coltivazione è semplice: una volta indirizzati ad arrampicarsi sui sostegni vanno avanti praticamente da soli.

 

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raccolta di fagiolini metro, molto più lunghi di 15-20 cm, accanto a pomodori

 

Due ulteriori note positive:  le limacce e lumache non li assaggiano neanche, reggono meglio il caldo dei fagioli normali e quindi si possono coltivare lungo tutta l’estate anche in pianura.

Ed ora una nota sul sapore, delizioso se i fagiolini vengono raccolti giovani e teneri. Ma ora vogliamo proporre una ricetta utilizzabile anche se si raccolgono i fagiolini più lunghi e fibrosi.

Fagiolini metro sott’olio

Ingredienti: 500 g. di fagiolini, un cucchiaio di sale, aceto circa 200 ml., olio, aglio e peperoncino (facoltativi)

Preparazione:

Mettere a scaldare una pentola con un litro d’acqua. Nel frattempo pulire i fagiolini togliendone le due estremità e, nel caso siano troppo lunghi e grossi, tagliarli in pezzi di 5-6 cm. Quando l’acqua bolle aggiungere il sale e l’aceto ed i fagiolini tagliati. Bollire per circa 5 minuti e scolare. Quindi lasciare asciugare i fagiolini su un canovaccio pulito per qualche ora, finché non saranno asciutti. Non preoccupatevi se a questo punto assaggiandoli non vi sembrino cotti. Metterli in un barattolo, precedentemente sterilizzato, insieme all’aglio e il peperoncino e ricoprire tutto d’olio. Successivamente bollire il barattolo chiuso per mezz’ora per creare condizioni di sottovuoto, e terminare, in questa maniera, la cottura dei fagiolini.

GV (foto AV)

The anti-garden song

Cantata da Dan D. Dirges

 

Slug by slug, weed by weed,
My garden’s got me really teed
All the insects love to feed upon my tomato plants
Sunburned face, scratched-up knees
My kitchen’s choked with zucchinis
I’m shopping at the A & P next time I get a chance.

The crabgrass grows, the ragweed thrives,
The broccoli has long since died.
The only things left still alive are some radishes and beans.
My carrot plants are dead and gone,
Hear the rabbits sing a happy song
Until you’ve weeded all day long
You don’t know what boredom means
Chorus

You get up early, work till late
Watch moles and mice get overweight
They eat their dinners on a plate from the hard work you have done
As ye sow so shall ye reap,
But I smell like a compost heap
I’m gonna get that lousy creep
who said gardening was fun
Chorus

(Parody of Dave Mallet’s “The Garden Song”)
((c)1982, Eric Kilburn)

traduzione:
lumaca dopo lumaca, di erba in erba il mio giardino mi ha proprio scocciato
Tutti gli insetti amano cibarsi dalle mie piante di pomodoro
Faccia scottata ginocchia sbucciate
La mia cucina è soffocata dagli zucchini
Farò compere al supermarket appena ne avrò la possibilità

La gramigna cresce l’ambrosia prospera
I miei broccoli sono morti già da tempo
Le uniche cose rimaste in vita sono i ravanelli e i piselli
Le carote sono morte e andate,
Ho sentito il coniglio cantare una canzoncina allegra
Finché non hai tolto erba tutto il giorno
non sai cosa significhi la parola “noia”

Ti svegli presto, lavori fino a tardi
Guardi le talpe e i topi diventare obesi
Loro mangiano le loro cene su un piatto dal duro lavoro che hai fatto
Come si semina si dovrebbe raccogliere,
Ma io puzzo come un cumulo di compost
Andrò a prendere quel pidocchioso sfigato
che mi ha detto che fare l’orto era divertente

(traduzione un po’ personalizzata)

…ma allora i sepp holzer???

Finalmente parliamo dei Sepp Holzer…dunque riassumendo: abbiamo preparato lo scorso autunno/inverno con questa tecnica 5 bancali per poi utilizzarli in primavera. Abbiamo seminato/trapiantato su questi un po’ di tutto. Alcuni di questi bancali sono stati preparati soltanto con tronchi e terriccio, altri anche con foglie, tutti sono stati arricchiti da dello stallatico pellettato al momento della creazione. Le foglie sembrano avere un ruolo centrale nel determinare la resa nella prima annata di coltivazione.
Il suggerimento che do a chi volesse cimentarsi in questa tecnica è quello di non mettere foglie se non alla base dei bancali (sotto i tronchi per capirci). Infatti la maggior parte delle foglie richiedono un paio d’anni per trasformarsi in compost e nel processo sottraggono molto azoto al terreno, incidendo sulla vigoria delle piante coltivate. In ogni caso alcune cose vengono bene anche in questa maniera:
fiori, bietole, insalate e pomodori non sembrano risentire più di tanto della carenza, mentre ne hanno sofferto in maniera più evidente l’anguria, le melanzane e, in parte, anche i cavoli.
I bancali senza foglie ci hanno offerto una maggiore affidabilità e sono venute molto bene anche piante divoratrici di nutrimento come la zucchina, le melanzane e (ora) i cavoli.

Con questa tecnica, in generale, almeno nella prima annata soffrono le piante da radice, in particolare le liliacee e le barbabietole. Detto questo i pomodori sono andati bene dappertutto, così come insalate, radicchi e di biete ne abbiamo mangiate talmente tante da stancarci!! In generale, considerando che è stata la prima annata e alcuni legni inseriti erano quasi fresco, sappiamo che ci potremmo aspettare molto di più da questi bancali che sono destinati ad offrirci più sorprese.

Una nota: chi, come noi, volesse provare i sepp holzer nel tentativo di limitare le erbe spontanee, sappia che non è facile, anche con i cartoni sotto. a meno di non piantare sopra una coltura di copertura (tipo trifoglio). Le erbe spontanee riemergono sempre e tanto vale provare a conviverci.

gv

Campagna…

…comme è bella ‘a campagna

Chiove o jesce ‘o sole,
chi è bracciante a San Nicola
ca butteglia chine ‘e vine
tutte ‘e juorne va a zappà

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna
ma è cchiù bella pe’ ‘o padrone
ca se enghie ‘e sacche d’oro
e ‘a padrona sua signora
ca si ‘ngrassa sempre cchiù
ma chi zappa chesta terra
pe’ nu muorz’ ‘e pane niro
ca ‘a campagna si ritrova
d’acqua strutt’ e culo rutto

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Chiove e jesce ‘o sole
pe’ aiutà pure isse ‘a varca
pure ‘o figlio do bracciante
‘nzieme ‘o pate va a zappà

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

è cchiù bella pe’ ‘e figlie
do padrone della terra
ca ce vene sulamente
cu ll’amice a pazzià
ma po’ figlio do bracciante
‘a campagna è n’ata cosa
‘a campagna è sulamente
rine rutt’ e niente cchiù.

Campagna, campagna
comme è bella ‘a campagna

Tratto da:
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=42339&lang=it

al link anche il testo in italiano.

Calabroni vespe e api

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Il Girasole Gigante messicano proprio non ne vuol sapere di smetterla di produrre fiori! cortesemente ringraziano Api, Bombi, Vespe e colleghi e affini…e ovviamente noi.

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Ma soprattutto loro, i Calabroni Orientali..

cala

Brutti ceffi proprio! La foto non l’abbiamo scattata noi se no saremo stati probabilmente presi a randellate dagli stessi insetti. La storia è questa: prima dell’estate Ortoedintorni aveva pianificato e messo in atto una serie di azioni volte a creare situazioni favorevoli allo sviluppo di un ambiente che fosse il più accogliente possibile per insetti, rospi, ricci, volatili in generale ( notturni come i pipistrelli e diurni come la Cincia Allegra ). Non siamo riusciti a realizzare tutti i nostri progetti , mentre alcuni hanno sortito effetti diversi e contrari. Lo stagno, la cui funzione principale era quella di attrarre rospi e vita in generale, ha subito una battuta d’arresto prematura e sarà pronto probabilmente per la prossima stagione. Il residence per insetti è sicuramente quello che ha funzionato di più: libellule, ragni, coccinelle e purtroppo anche qualche indesiderata cimice sono o sono stati ospiti di Ortoedintorni. La casa dei pipistrelli attualmente è sfitta, ma nell’estate ha ospitato un coppia di vivaci pipistrelli che ora sembrano essere spariti ma si spera ritorneranno l’anno prossimo. La casetta per la Cincia è stato il vero fallimento dell’iniziativa di popolamento di Ortoedintorni. Prima dell’estate avevamo notato un insolito via vai di grossi insetti simili a bombi ma colorati come vespe comuni che proveniva dalla casetta. Sottovalutando la loro presenza non siamo stati attenti al ritmo con il quale il loro numero e la loro attività aumentava mese dopo mese. La situazione ad Agosto è diventata insostenibile a causa del brutto carattere di questi insetti. La costruzione di una compostiera a terra, nella quale l’anno prossimo pianteremo una zucca, è stata complicata ed è diventato rischioso anche il mantenerla sotto la costante minaccia dei Calabroni. La coesistenza è comunque proseguita senza particolari spargimenti di sangue, fino al momento in cui ci siamo dovuti chiedere legittimamente il Che fare? Come recuperare il nido per la Cincia che verrà? Godersi il più grande ed elegante alveare mai visto in zona? Bruciare tutto, casetta e calabroni?!

Dopo interminabili discussioni abbiamo deciso di documentarci e abbiamo scoperto che le bestie appartenevano ad una specie di Calabrone gigante che proviene addirittura dalla Cina. Soprattutto, fatto grave, questi pachidermici ronzanti sarebbero dei cacciatori formidabili delle Api come di alcuni altri utilissimi insetti. Ecco che la decisione è presa. Liquidarli al più presto, no al fuoco purificatore, sì allo spray professionale. Pronti ad uccidere, pronti a spazzarli dalla faccia della terra nel nome di un certo utilitarismo orticolo e invece no. Al momento di scatenare l’inferno all’interno del nido non un’ala svolazzava, non un lamento, nessuna sentinella, nessuna ritorsione, nulla. I calabroni hanno mangiato la foglia e se la sono dati a gambe prima dell’esecuzione. E io ho speso 10 euro per niente.

La morale è troppo scontata…

A.V.

uno buono uno cattivo

L’altro giorno giravo per l’orto quando un amico mi fa: “Ma cosa sono questi animaletti neri sul pomodoro?” Vado e vedere e …orrore! Le neanidi delle cimici verdi…Arghh…mi sono affrettato, molto poco sinergicamente, ad uccidere tutte quelle che vedevo. Sono infatti spaventato che anche quest’anno si trasformi in un’invasione come lo scorso…anche perché dopo un inverno mite i parassiti finora incontrati (afidi, limacce) sembrano essere presenti in numero anche maggiore.

Ecco un link sulla Nezara Viridula, la temibile cimice dei pomodori, con foto dei vari stadi della puzzolente bestiaccia:

http://www.agraria.org/entomologia-agraria/cimice-verde.htm

Mentre stavo pulendo un altro pomodoro poi ho sentito un pizzicore sul braccio. Ho guardato e, dopo essere trasalito – mi succede sempre così quando vedo che il pizzicore è dovuto ad un insetto e non ad una foglia – ed ecco una mantide religiosa. La conservazione delle ooteche allora ha funzionato. Siamo contenti di essere riusciti a preservare la presenza di quest’insetto nell’orto, che sicuramente ci aiuterà (e non poco) nella guerra alle cimici.

G. V.

La lotta silente delle coccinelle

Per nostra fortuna sono sempre più numerose  le coccinelle dell’orto. Affluiscono costantemente e divorano i nostri nemici, o almeno provano a farlo. soprattutto attaccano gli afidi che hanno colonizzato alcune piante di bieta e alcuni radicchi lasciati andare in fiore… e le coccinelle ringraziano posizionando il proprio quartier generale proprio in uno di questi radicchi. Le coccinelle arrivate hanno iniziato a deporre uova e mangiare afidi a più non posso. La trappola naturale nata dalla natura pare funzionare alla grande.

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Che tempo farà? chiedilo alla Calendula

Sì infatti! Se vuoi sapere che tempo fa, al mattino quando sono le sette guarda le tue Calendule e scoprirai da loro se ci sarà bello o brutto quel giorno. Fiori ancora chiusi vuol dire che pioverà, aperti invece avrete una splendida giornata di sole. E’ proprio con il primo sole e il primo caldo di primavera che la Calendula si fa strada tra l’erba seguendo la luce del sole,  ” […]Non a caso i latini la chiamavano Solsequium (che segue il sole), perché i suoi fiori sbocciano quando splende il sole e sono sempre rivolti verso di esso chiudendosi solo al tramonto. Il nome Calendula potrebbe derivare dal latino calendae ovvero “giorno” ed allude al succedersi perpetuo del tempo ” (  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

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Nel mondo, dove cresce, è chiamata in diversi modi:

In Italia è conosciuta anche come “Fiorrancio”, o fiore di ogni mese, ma sono diversi i nomi con cui viene identificata nel nostro paese, secondo le regioni: fiorrancio, calandria, calta, calendola, garofano di Spagna, in francese è “souci” (voce di probabile derivazione dal latino medievale “solsequium” cioè che segue il sole).

In greco viene chiamata kàlathos che significa coppa o cesta, alludendo alla forma del fiore.

In tedesco “Ringelblume”, per gli spagnoli è “yerba centella” mentre gli inglesi la chiamano “marigold”

(  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

 

” (  http://www.rosaselvatica.it/LaCalendula.pdf ).

Be sure to wear some flowers in your hair

If you’re going to San Francisco Be sure to wear some flowers in your hair If you’re going to San Francisco You’re gonna meet some gentle people there…

Scott McKenzie, San Francisco.

E noi…figli d’un epoca non vissuta, eredi d’un passato di mancate rivoluzioni, ultimi discepoli dell’epopea del grande rock e ancora bruciati  dal sole di quell’estate d’amore di tanti anni fa a San Francisco, mai vissuta veramente, sognata però da sempre…

vi presentiamo i Nostri bellissimi fiori:

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Cosmos

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Sublime il fiore dell’aglio!!! Tagliato fine e aggiunto crudo ad una miscellanea d’insalate varie per goderne pienamente le proprietà benefiche

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UN MOSTRO!

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Questo fiore è pura poesia…ma non ne conosco il nome, come per il suo vicino…

*** AI POSSIBILI E AUSPICABILI LETTORI DI ORTOEDINTONI CHIEDO: ***

*** MI SAPETE DIRE I LORO NOMI?! ***

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Calendula

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Pisello odoroso

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Anarchia di radicchio in fiore

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Nobilissimo variegatissimo Tagete

Consociazioni felici

Consociazione migliore non poteva avverarsi!

In senso orario:  Tropeolo; Tagete; pomodoro tra i più piccoli al mondo, lo Spoon e  un basilico. Il basilico è una grande vittoria. Ne abbiamo dovuti mettere giù diversi per ottimizzare il rapporto – mangiati dalle limacce e mangiati da noi – sia da seme che piantine comprate. Una volta superato il periodo critico iniziale, il basilico si è rinforzato e in diversi casi, sempre al fianco del suo futuro compagno di piatto, il pomodoro appunto, sta diventando motivo di orgoglio orticolo.

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Fior di carota

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Stupendo…e sempre affollatissimo

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Sullo sfondo si vede che si sta preparando il mitico girasole gigante messicano…ma bisogna aspettare

 

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Qui si può vedere che le consociazioni all’interno di questo bancale non stanno ancora funzionando a dovere in quest’ultimo mini-sinergico.  Il terreno è ancora duro come il marmo e manca un adeguato impianto a goccia che copra questo spazio. Si può vedere alla destra del fior di carota un debilitato pomodoro. L’aglio è quello che anche in questi condizioni è riuscito bene, insieme a qualche scalogno

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Questo è il motivo per il quale a volte decidiamoci di goderci ciò che sta fuori…Non potendoci godere ciò che sta sotto…! un ringraziamento speciale al popolo delle Limacce…

A.V.

Aneto superstar dell’orto, ed è buono con il pesce…

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Appare subito agli occhi del visitatore d’ortoedintorni appena s’affaccia oltre lo stradello che ne da l’accesso. Imponente e fioritissima Superstar dell’orto, l’aneto è tra le piante aromatiche più forti e resistenti. Una volta andato in fiore diventa impossibile sfruttare le sue potenzialità mangerecce ma rimane l’attrattiva principale di un mondo d’insetti che affluiscono in massa per godersi la vita sui suoi enormi calici pollinosi. E questo è cosa buona e giusta…

Usato molto in cucina ovunque cresca nel mondo, ” […] nella cucina italiana viene adoperato nelle insalate, sulle patate lessate, nelle marinate, nella salsa per i pesci , per insaporire minestre e intingoli e sulla carne alla griglia, ma si accompagna anche a yogurt, panna acida e formaggi freschi “. ( http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Aneto )

Aneto l’invicibile! ogni anno si taglia alla base e ogni anno ricresce più bello che mai.

L’ANETO NELLA STORIA…

Gli antichi gladiatori pensavano che l’aneto accrescesse la loro forza e per questo condivano ogni loro pasto con i suoi semi, inoltre si coronavano il capo con questa pianta come simbolo di gioia. Pestando i suoi semi e ponendoli in infusione si ottiene un liquido utile a molti scopi:

  • per fare bagni rinforzanti alle unghie

  • per favorire la digestione,

  • per placare il singhiozzo e i crampi dello stomaco,

  • per alleviare le flatulenze e l\’insonnia.

Inoltre i semi d\’aneto vengono masticati per rinfrescare l\’alito.

” http://www.giallozafferano.it/ingredienti/Aneto “

 

Qualche foto:

 

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Nel pieno della fioritura l’aneto è stato decisivo per attirare permanentemente le popolazioni d’insetti più amate per il loro contributo positivo all’orto, a partire dalla coccinella.

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Ancora una coccinella, un altra, non la stessa di prima

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…per capire dove sta e come sta…bene

 

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Una falsa ape…quelle che volano come i colibrì…immobili… e ti fissano…

 

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QUALCHE RICETTA…CON IL PESCE:

Spaghetti con acciughe e aneto

Ingredienti
Per due-tre persone:
180g spaghetti
300g polpa di pomodoro
6 filetti di acciughe
1 cucchiaio di capperi
3 rametti di aneto
125g mozzarella
1 spicchio d’aglio
olio d’oliva

Preparazione
Soffriggere l’aglio tritato in tre cucchiai d’olio d’oliva per un minuto, quindi unire i filetti di acciughe e schiacciare con un cucchiaio finché non saranno diventati una crema. Unire la polpa di pomodoro e i capperi lavati e sgocciolati e cuocere per 15 minuti.
Cuocere normalmente gli spaghetti, scolarli bene al dente e unire al condimento con la mozzarella tagliata a piccoli dadini. Rimettere sul fuoco e mescolare per un minuto, finché la mozzarella non sarà un po’ ammorbidita.
Togliere dal fuoco, condire con l’aneto tritato finemente e servire subito.

http://www.erbeincucina.it/959.html

Spaghettini con sarde e aneto

Ingredienti
Per due persone:
150g spaghettini
250g sarde già pulite e deliscate
400g polpa di pomodoro
1 mazzetto di aneto
1 spicchio aglio
2 cucchiai olio d’oliva

Preparazione
Tritare l’aglio e soffriggerlo nell’olio in un tegame capiente. Unirvi i filetti di sarde e girare dopo un minuto, quindi togliere dal tegame e tenere da parte. Eliminare eventuali spine rimaste.
Versare la polpa di pomodoro, aggiustare di sale e cuocere per 10 minuti.
Unire le sarde e mescolare, spezzettando con il cucchiaio. Cuocere per altri 8-10 minuti a fiamma bassa.
Nel frattempo cuocere gli spaghettini in acqua bollente salata, scolare quando al dente e unire al condimento. Condire con l’aneto tritato, porre nei piatti di portata e servire subito.
http://www.erbeincucina.it/954.html

 

 

 

 

I bancali Sepp Holzer

sepp holzer

Questo post lo vorrei dedicare ai bancali Sepp Holzer, dal nome del suo inventore. In realtà la nostra versione, come per il sinergico, è lievemente adattata alle condizioni ambientali che la pianura ci impone, oltre a qualche altra modifica. Il Sepp Holzer è così infine composto: primo strato di cartone senza scotch ( derivazione non industriale, non colorato, non internazionale o che possa aver trasportato alimenti per lunghe distanze e quindi imbevuto di anti ratto o porcherie simili…); poi uno strato di legni e tronchi vari, possibilmente già in stato di marcescenza, grossi o piccoli che siano;  foglie su foglie e terra. Ripetere un paio di volte. Le nostre creazioni terricole variano per dimensione e materiali, andando dall’orto lasagna, cioè strati di cartone e un pò di tutto il resto, tra legni e foglie,  poi sempre più integrale, sempre più Holzer, fino al caso estremo del “Muostro”, un bancale con quasi soli tronchi ( tra l’altro quello che ha riservato più sorprese positive ). I legni marcendo insieme alle foglie producono molta più umidità di altre condizioni e quindi è risultato più semplice per noi gestire anche il punto di vista dell’irrigazione che nel nostro caso non è neanche coperta dal sistema a goccia che invece irriga il sinergico.

Questa stagione ci sta dando ragione, i bancali Sepp sono fonte di soddisfazione continua. Oltre ai risultati importanti che siamo riusciti ad ottenere dal terzo anno di bancali sinergici ( quattro in tutto ), anche i Sepp Holzer ( sei ) non sono stati da meno. Dimostrando una certa resistenza all’invasione delle piante infestanti ( convovolo su tutti e quelle specie di cardi, non so il nome, comunque dolorosissimi…) ; ottenendo una produzione grossa di zucchine, di splendide enormi cipolle gialle e rosse, un aglio da competizione dietro l’altro, pomodori che promettono molto bene e zucche giganti.

Il bancale Sepp Holzer inoltre si difende bene anche dal punto di vista dei fiori, favorendo molto il tropeolo e il tagete, al contrario del sinergico. In questi bancali quest’anno la delusione è stata tanta per colpa soprattutto dei continui attacchi di limacce e compagnia danzante, fatto che comunque sembra avere coinvolto molto meno i Sepp Holzer.  Tranne quando ad esempio le radici incontrano il tronco vero e proprio, gli effetti su queste sembrano essere ottimi. come nel caso dei tuberi.  L’ossigenazione maggiore del terreno è garantita dai  varchi lasciati dalla terra che frana tra un legno e l’altro, che se paragonati alle condizioni che a volte si incontrano con la  malta padana, dura come cemento, ha rappresentato un vero sollievo e ci ha permesso di ottenere un buon prodotto finale, come nel caso della bietola, della carota, della rapa rossa.

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Con i Sepp Holzer i cavoli ci vanno a nozze, qui consociati perfettamente con la carota, il tropeolo, il mais e la cipolla. Ovviamente quando abbiam staccato il cavolo che occupava molto spazio,  il resto ha ci ha immensamente ringraziato prendendo vigore e producendo bene

 

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA Riccia psichedelica in allegra e sublime consociazione con un il pomodoro e gli scalogni

 

 

 

 

Orto e dintorni, educare secondo natura

L’orto didattico alla Scuola Santa Agnese V.M. di Gaibanella

orto didattico gaibanella

C’era una volta una coccinella, il suo nome era Milù. La piccolina era rossa con minuscoli puntini bianchi e le sue ali azzurre saettavano qui e là per la campagna ferrarese. Una volta, lei e la sua famigliola si erano per caso trovate a passare per un orticello nuovo nuovo che le amiche api avevano detto essere speciale perché pieno di bambini. Secondo la voce che si era sparsa per i campi di quella provincia, tra bombi e libellule, farfalle e coleotteri non si faceva altro che parlare del magnifico giardino della vecchia chiesetta. Ed era proprio così, ai margini di una antica chiesa, nel paese di Gaibanella, si stava compiendo un vero e proprio miracolo vegetale. La piccola Milù era decisa a vederlo con i suoi occhi e così un giorno eccola uscire presto nel mattino per scoprire cosa quel posto avesse di così speciale. Le coordinate erano chiare, non avrebbe avuto difficoltà a trovarlo, il profumo di quel paradiso sarebbe stato inconfondibile tra mille e così fu. All’arrivo l’accoglienza della lavanda in fiore, pista per il morbido atterraggio poco più in là tra i fiori di campo e le profumatissime aromatiche. E fu subito amore, si prese tutto il tempo accomodandosi sulle lunghe foglie d’una lattuga, bambini ovunque lì intorno, un’allegra comitiva di piccoli botanici che chiacchieravano tra loro sulla vita che gli cresceva attorno. E lei che non poteva credere ai suoi occhi, era vero tutto quello che aveva sentito su quel magico posto, con tutta quella paglia ovunque poi, strano proprio. Lunghi e sinuosi cespugli con di tutto un po’, s’intrecciavano perfetti nella loro sinergica alchimia. Incantevoli cipolle e fustissimi agli circondavano quelle ciglia erbose, per tutto il confine si alternavano galanti con le timide e indifese insalatine, coraggiose ai loro primi passi in quell’orto delle meraviglie. Una cresta impavida e fiera di fave ondeggiava ritmica in cima al tutto, solleticata da un venticello educato orchestrava coi suoi fiori la sinfonia intorno a lei. Mossa dalla curiosità la coccinella entusiasta decise d’improvviso per un punto più alto dove volare scegliendo per lo stecco al quale placido s’appoggiava un giovane pomodoro. Perfetto, ora si che si poteva vedere bene, la piccolina, dondolante e in equilibrio sgranava gl’occhi confusa e piena di domande. La prima di queste decise di farla al primo che incontrò: “Ehi tu?!”, rivolta ad un bruco nero e blu che risaliva anche lui. “Che si dice?” chiese con tono sbarazzino Milù. Il bruco doveva avere una certa età perché con il giusto tempo e piuttosto affaticato rispose: “Voglio arrivare in cima!” e giù a far fatica riprendeva a piegarsi e allungarsi più convinto di prima. “Perché?” chiese ancora più ostinata Milù. “Perché voglio vedere da lassù come te questa meraviglia!” rispose il bruco nero e blu. Il vecchietto che poco prima sembrava spacciato ora s’era improvvisamente ripreso e si rivolgeva a lei con occhi languidi e commosso “Tu non sai che questo è l’orto dei bambini! L’hanno fatto loro e qui tutti vivono in pace!”. La voce del bruco era d’un vecchio, aveva anche la tosse e tremava un po’, le aveva parlato con il cuore e la coccinella, dall’alto del suo pomodoro e della sua giovane età aveva capito e ne era rimasta colpita. “E perché?” chiese ancora una volta la piccolina. “Voi giovani benedetti, sempre a far domande…” il vecchietto ormai aveva rinunciato ad arrampicarsi a favore di un nodo di legno tutto sommato comodo, dopo un bel sospiro aveva deciso di parlare: “Vedi mia cara, questo è il regno di tutti, chiunque qui può vivere felice e crescere bene, possono le coccinelle e i bruchi, può la camomilla e il rosmarino, può il cavolo e il fagiolo, possono i bambini stessi”. Il vecchio bruco nero e blu aveva guadagnato tutta l’attenzione della giovane coccinella che quasi quasi si ribaltava dal suo rametto dal tanto era interessata e coinvolta. “Devi sapere mia cara che in questo posto il rispetto è l’unica regola, la terra per prima viene rispettata, così come i suoi abitanti, non viene avvelenata né picconata o scavata, viene anzi lasciata libera di creare tutta la bellezza di cui è in grado: il pomodoro si trova bene con l’insalata che cresce protetta grazie all’aiuto dell’aglio; le fave con le loro radici profonde muovono e nutrono la terra, così come fa la cipolla e il porro”. Il vecchio bruco era partito per il racconto… e pronto alla morale, così concludeva: “Qui s’impara il principio del “vivere senza distruggere”(1), i bambini crescono insieme ai loro compagni vegetali, sono insieme a loro ogni momento e li aiutano a diventare piante grandi. Il bambino qui impara ad essere parte della natura, ad essere partecipe della sua bellezza, non come un creatore, non come un padre, bensì alla pari, come un fratello”. Quelle erano state le ultime parole del povero bruco nero e blu prima di sbilanciarsi troppo e volare di sotto, una caduta morbida per fortuna, rimbalzato e graziato da una sottostante famigliola di funghetti chiodini.orto didattico 2

La storiella qui narrata e i suoi personaggi sono ispirati a una delle tante storie di vita che popolano ogni giorno il giardino della scuola materna Santa Agnese V.M. a Gaibanella, in provincia di Ferrara. È qui che grazie all’opera continua e convinta dei bambini e della maestra Sara, da qualche tempo è nato un orto del tutto speciale, creato ispirandosi al metodo di agricoltura sinergica inventato da Emilia Hazelip: “La Sinergia implica il funzionamento dinamico e concertato di vari organi per realizzare una funzione. Questa sinergia è presente anche tra la terra ed i microrganismi che la abitano o nell’associazione tra piante che si danno mutuo beneficio. Questo sistema di agricoltura naturale affonda le sue radici negli insegnamenti di Fukuoka, agricoltore, microbiologo giapponese precursore della Permacultura”. (2)

Sara Partiti è stata l’educatrice di riferimento per il progetto dell’orto didattico, nonché quella che maggiormente si è spesa per la sua realizzazione. Per il sostegno morale e il supporto organizzativo fondamentale al progetto si ringrazia la coordinatrice Maura Pilastrini.

Note
Orto e dintorni è anche il nome del blog curato da Antonio Vergoni e Giulio Veronese, www.ortoedintorni.wordpress.com. Al suo interno il racconto della vita dell’orto biologico e sinergico che dal 2010 vive e prospera nei pressi di Contrapò, in provincia di Ferrara.

  1. Tratto da “ Agricoltura Ecologica, ECOLOGIA PROFONDA ” articolo di Emilia Hazelip, 2003, pubblicato su Agricoltura Naturale, rivista dell’Associazione Basilico e della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica di Emilia Hazelip.
  2. Tratto da “L’orto sinergico, coltivare in armonia con la natura”, progetto “La città degli orti” realizzato da Centro IDEA del Comune di Ferrara e CEA Infoambiente del Comune di Piacenza.

 

Pubblicato su http://www.occhiaperti.net 

dal deserto alla foresta

campomadre

Questa storia
parla di una promessa seminata molti anni fa:
‘quel deserto un giorno sarà una foresta’

parla della magia con cui l’universo rimescola costantemente le sue carte fino ad aprire le porte verso la realizzazione di quella promessa

parla della follia con cui il team entelekia si è lanciato, con fiducia, attraverso quelle porte

era il 2010
in quella campagna africana guardandosi attorno si scorgeva polvere e desolazione a 360 gradi

l’incontro con un rabdomante ha permesso di trovare il punto esatto in cui cercare l’acqua

la ricerca prende forma con una serie di problemi insormontabili
e magiche risoluzioni

finché un bel giorno nel 2012 siamo arrivati all’acqua
che è tornata a scorrere sulla terra

da quel momento
la possibilità
è diventata
realtà

il deserto
ha iniziato
la sua
trasformazione

ancora oggi l’universo rimescola le sue carte

e il team entelekia
fiducioso
rimane pronto
a cogliere il momento in…

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